Il Taccuino
DEDALOMULTIMEDIA
28-11-20

 

Dall’ansia alla rabbia il passo è breve. Si moltiplicano i casi di intolleranza e di aggressività che i social ci portano a pallonciniconoscenza con video e post. Riaffiorano opinioni, dissensi e giudizi che coltivati nel tempo e, quasi sopiti, sono pronti a scattare per colpire il bersaglio. Ogni controllo inibitorio che prima consentiva di controllare i comportamenti, adesso, per l’ansia e la frustrazione vissuta, non sono in grado di salvaguardare le relazioni nel rispetto degli interlocutori. Ma soprattutto non si è in grado di coltivare i rapporti ed il confronto di posizioni ed opinioni, con lo scopo di raggiungere un esito positivo. In questo momento è in crisi la ordinaria razionale ricerca di una serena convivenza.

Questa è la constatazione che potremmo fare nei prossimi giorni, con ampia evidenza, se i primi segnali di rabbia ed aggressività, già riscontrabili oggi, e che affiorano come avanguardia di un mondo in ebollizione, non saranno presi da ciascuno nella dovuta considerazione. Se la crisi ci ha avvicinato per la comune condizione che viviamo nelle nostre case, la stessa ci può allontanare e dividere, perché non saremo in grado di raccordarci e di intenderci, con la medesima solidarietà e tensione altruistica, già riscontrata nei primi giorni. Sono sufficienti pochi giorni per invertire la bella reazione che abbiamo avuto nel sentirci accomunati da un’unica vivace propensione al bene comune. Le nostre buone intenzioni possono evaporare o disperdersi nel groviglio delle difficoltà e dell’altalena degli umori giornalieri.

Se si continua con le crescenti polemiche non costruttive e con le avversioni piccole e grandi, nei confronti di altri cittadini ma, anche, nei confronti di tutti i livelli istituzionali di governo, da quello comunale a quelli internazionali, tutti colpevoli di avere sbagliato qualcosa, ci prepariamo a rendere rovente la società, il cui sistema immunitario non sarà in grado di metabolizzare la preponderante tossicità.

Questo non è tempo di incoerenti raccomandazioni a non fare polemica se poi ci si lancia con grande animosità a sottolineare difetti e peccati altrui.

Non è tempo di giustificare comportamenti rabbiosi di coloro che vogliono conoscere i nominativi dei contagiati nel nome di un presunto diritto di autodifesa.

Non è tempo di rilanciare la propaganda politica con fini elettorali.

Non è tempo di prospettare l’uscita dall’Unione Europea, cogliendo l’occasione di errori, poi corretti, di rappresentanti di stati ed istituzioni Europee.

Non è tempo di alimentare le divisioni tra nord e sud d’Italia.

Non è tempo di enfatizzare ciò che non si è fatto e si doveva fare, nella sanità sul piano degli investimenti e dell’organizzazione.

Non è tempo di evidenziare solo ciò che ci divide nelle valutazioni di alcuni provvedimenti a favore dell’economia, trascurando la positività di una mobilitazione oggettivamente imponente……..

Semmai è tempo di dimostrare che crediamo nella democrazia liberale che, per sopravvivere e difendere la salute dei cittadini, dispone con il loro consenso alcune temporanee regole, certamente limitative, di emergenza nazionale. È tempo di dimostrare che i pilastri su cui è fondata la democrazia liberale debbono continuare a funzionare come il parlamento che rappresentando tutti gli italiani non può sospendere la propria attività legislativa e di controllo delle azioni del governo. Anche la legge sulla privacy sui dati sensibili dei cittadini è da salvaguardare e non può, nel nome della trasparenza, essere derogata. È tempo di una mobilitazione, che già è in atto, di rispondere alla chiamata di aiuto che proviene dalle regioni del nord, ormai giunte al limite di saturazione, e di sostenere in tutti i modi gli operatori del nostro sistema sanitario, preoccupati per la incombente emergenza. È tempo di dimostrare che la scuola può trasformare una difficoltà in una grande opportunità, favorendo l’innovazione digitale, quale pilastro su cui fondare la ripresa post emergenza. È tempo per il sistema produttivo, reso immobile, di ripensare il futuro, preparandosi a ricominciare con la solita vitalità e con le necessarie innovazioni. È tempo di vivacizzare il confronto e la capacità di critica nel prospettare nuove idee e soluzioni ai problemi, con l’intento di creare un clima ed un sentimento positivo capace di promuovere rapporti di fiducia reciproca e di controllare meglio la nostra insicurezza che esige i risultati, oggi e subito, come se fossimo privati di un domani di cui non si intravede l’orizzonte.

In sintesi, se rivolgiamo una maggiore fiducia ed un incoraggiamento a tutti coloro che si stanno prodigando per superare questa emergenza, nessuno escluso, a continuare senza lesinare energie, potremo con serenità vivere le nostre giornate senza cercare qualcuno su cui sfogare le nostre ansie che, seppur ben conosciute e motivate, si possono esprimere in modo non pertinente e costruttivo.

Se dall’ansia alla rabbia il passo è breve non può sfuggire a nessuno che tutti potremmo essere capaci di trasformare la sofferenza in speranza e voglia di vivere. Sol che si voglia!

Gaetano Mellia

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