Il Taccuino
DEDALOMULTIMEDIA
21-09-20

dunarea de jos 2020

 

dario cardaci dedalo

 

 

«Chiamatemi Ismaele.» Così comincia quel mostro marino di libro, come lo ha definito la traduttrice dell’ultima moby dickversione italiana del “Moby Dick” di Herman Melville.

Adesso un altro mostro, molto meno marino e per niente libro si aggira per il mondo intero. E dentro il mondo c’è l’Europa, e in Europa c’è l’Italia, e dentro l’Italia ci sono i governatori, molti dei quali somigliano al capitano Achab.

Veramente la mia ignoranza, unita a un po’ di cultura disneyana, mi fa somigliare la vicenda del capitano Achab a quella meno eroica di un altro capitano, Hook, Uncino, quello di Peter Pan, anche lui con un arto amputato da una bestia nemica, un anfibio questa volta, il coccodrillo; e da questo ossessionato.

Per carità: mi sono confuso. Non volevo paragonare nessun governatore a capitan Uncino, ma solo a un capitano ossessionato dal suo nemico. Ora, che il nemico sia il virus o piuttosto il Governo Conte è tutta un’altra questione.

So che alcuni di voi, invece, rimarranno affascinati o indignati dall’accostamento dell’attuale Governo giallo-rosso alla mitica Balena Bianca, ma è solo un effetto delle parole: intanto quella scudocrociata era presumibilmente una balenottera o una megattera, e quella di Meliville è un capodoglio, il più grande mammifero esistente. Solo un etologo o un biologo marino possono spiegarci bene la differenza fra i diversi tipi di balene (o dovrei dire cetacei?) ma mi serviva per dissuadere accostamenti irriguardosi o nostalgici.

Ma torniamo con i piedi per terra. Il nostro governatore, in compagnia di altri due suoi colleghi, Zaia e Fontana, lamentano da giorni la mancanza di forniture, mascherine e respiratori soprattutto. E lamentano la supremazia della burocrazia sull’emergenza anche in questi tempi bui.

Per la verità i primi due hanno sempre avuto qualcosa da ridire sul comportamento del governo nazionale. Ricordate quando Zaia non voleva per il Veneto lo stesso trattamento rigido adottato per la Lombardia, e in nome degli imprenditori chiedeva di mantenere aperte le città? Qualche giorno dopo si è schierato con il collega Fontana che chiede lo shutdown in Lombardia. Entrambi leghisti, entrambi sostenitori dell’eccellenza dei loro rispettivi sistemi imprenditoriali e sanitari, entrambi sotto pressione da subito. Qualche gaffe era forse inevitabile, una veniale (quella della mascherina lumbard), l’altra catastrofica (i topi vivi del Brenta), ma insomma ci stava tutta. O no?

Certo l’encomiabile desiderio di trasparenza e l’inarrestabile afflato comunicativo del nostro premier hanno forse superato il livello di guardia dell’umana sopportazione e hanno indotto inevitabilmente i suoi antagonisti a comunicare comunicare comunicare a loro volta.

Ed ecco la polemica tra Milano e Roma sulle mascherine di scarsa qualità, e quella sul mancato allestimento di un ospedale temporaneo negli spazi dell'ex Fiera di Milano, etc. Le schermaglie tra Regione Lombardia e il governo vanno avanti sulle pagine dei giornali e ve le risparmio. A quanto pare (parola di Protezione Civile) il vero problema è il personale: ci volevano almeno 400 medici e 800 infermieri e non c’è la possibilità di destinare tutte queste forze per una nuova struttura.

Un po’ diverso, e solo apparentemente in linea con i colleghi del Lombardo-Veneto, è l’atteggiamento del nostro governatore, che prima aveva attaccato – illuminato – una delle fonti tradizionali di ricchezza della Sicilia, il turismo, spiegando che «se i turisti arrivano dal Nord sarebbe bene che non arrivassero». Poi si era indignato contro la strana auto-invasione di insegnanti e studenti che in una notte da tregenda erano rientrati a casa in fretta e furia (dal Nord anche in questo caso). Adesso chiedendo e ottenendo l’isolamento completo della Sicilia, che la signora Ministra delle Infrastrutture gli ha concesso immediatamente con un bel decreto ad hoc (non aspettava altro?).

Adesso manca solo l’esercito, che Musumeci chiede ad alta voce a presidiare il territorio, osteggiato dal collega pugliese Emiliano (un emiliano pugliese? Si tratta di falso ideologico?), e che assieme a lui aveva protestato appena qualche giorno fa per il papocchio dei perigliosi rientri notturni, innescati dalla imbarazzante gestione mediatica del governo. E che assieme agli altri governatori da settimane chiede a gran voce gli indispensabili ventilatori.

Un continuo andare da destra a sinistra, avanti e indietro come le barche contro vento.

«Era l’incerta Rachel bordeggiante, che nella ricerca dei figli perduti, trovò solo un altro orfano.»

Così si conclude il romanzo Moby Dick, ma non questo articolo.

 

Perché manca ancora il popolo dei tarantolati, quelli che non possono stare fermi, quelli che pur non essendo stati morsi da un ragno (una tarantola), proprio non riescono a trattenersi e devono per forza uscire, muoversi, fare jogging, passeggiate salutari, fare acquisti selezionati e diuturni di alimenti e farmaci dopo averne fatto incetta i primi giorni.

Questa particolare patologia, causata dall’isolamento che provoca prostrazione, depressione, malinconia e altri accidenti neuropsicologici (come catatonia, deliri, dolori addominali o affaticamento), pare possa essere curata solo abbandonandosi ad una forsennata agitazione (quasi mai accompagnata dalla musica come invece nella ancestrale tradizione pugliese).

Questa sindrome culturale, evidentemente di tipo isterico, scatena contemporaneamente un afflato emotivo verso gli animali da compagnia, meglio se canidi, anche attraverso l’acquisto o l’adozione dei relativi cuccioli.

Tarantolati, statevene a casa. È una preghiera, è un invito, è un grido di dolore.

Tra il più grande animale vivente e il microrganismo acellulare è solo questione di dimensioni, il più piccolo non è meno pericoloso e infido del più grande, con la sola differenza che l’aggressività del primo è romanzo, quella del virus è drammatica realtà.

La caccia alle balene è chiusa sull’intero globo, a meno che non siate pseudo scienziati giapponesi che si cibano di cetacei. Il capitano Achab è morto, impiccato alla corda dell’ultimo rampone e trascinato tra i flutti dall’enorme bestia albina. Non c’è più motivo di stare in mare.

Non si capisce perché allora tanti o pochi di voi debbano per forza avventurarsi negli oceani sconfinati delle nostre strade, attraversare i mari solitari dei nostri paesi, senza altro scopo apparente che quello improbabile di incontrare Moby Dick (quello del romanzo) e quella quasi certa di incontrare il virus.

Tornate in porto e STATE A CASA!

Peppino Margiotta

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