Il Taccuino
DEDALOMULTIMEDIA
29-03-20

 

La sofferenza è sempre più evidente, prima ne cominciavi a disegnare i contorni adesso l’avverti nell’intimo e la scruti mascherinenei visi delle persone. L’angoscia affiora e la preoccupazione si involve non volendo pronunciare la parola “panico” che sorvola in modo subdolo la nostra mente.

Come in una grande piazza, che è non solo virtuale, ci troviamo partecipi di una comune esperienza e, tutti in vario modo connessi, trasmettiamo la nostra personale sofferenza, incrementando quella altrui in un vortice pericoloso. Tutto si amplifica. Le nostre preoccupazioni e le angosce, le nostre critiche e reazioni su comportamenti ed opinioni non condivisi si dispongono a trainarci dove non vorremmo andare. La rete di relazioni interpersonali si trasforma in una catena che ci scuote e strattona, limitando la libertà personale e la nostra capacità di reazione.

Però non tutti rispondono allo stesso modo e non è tutto negativo ciò che appare. Difatti, la responsabilità e la sensibilità di molti ha creato anche una rete di solidarietà e di mobilitazione che, a partire dal personale medico e sanitario, ci indica l’eccellenza dei comportamenti ed un alto senso dello spirito di servizio, che dobbiamo riconoscere è la vera anima della comunità nazionale.

È da qui, che dobbiamo riprendere il controllo della nostra vita scoprendo in che modo possiamo onorarla e rispettarla con la generosità che lo spirito di servizio richiede per evitare che il panico si faccia complice del virus.

Intanto, riconosciamo il valore dell’informazione che, seppur sovrabbondante, ci ha reso note le valutazioni degli scienziati ed i comportamenti da adottare con responsabilità, ed ha favorito la nostra consapevolezza sulla situazione, sempre insediata dalla solitudine e dalle connesse paure.

Poi, consideriamo le nostre reazioni normali, anche, se intense e dolorose, ma sopportabili, perché esprimono la nostra sensibilità e la capacità di interrogarci su come garantire il nostro benessere. Con pazienza e razionalità saremo in grado di superare ogni vulnerabilità, trasformando la negatività in energia che fa prevalere l’amore alla vita, nella lotta intrapresa con chi la vuole distruggere.

Con semplicità e mitezza e nel rispetto delle regole comportamentali, stabilite dalle autorità sanitarie ed istituzionali, possiamo essere capaci di lenire ogni ferita come un dono da condividere e valorizzare. Un sorriso, una telefonata, una parola di incoraggiamento possono essere più efficaci di una informazione sullo stato di avanzamento dell’epidemia o su un continuo commento ripetitivo e compulsivo della situazione. Aiutiamoci favorendo, realmente, il lavoro di prima linea, che in molti portano avanti per garantire la salute e l’ordine pubblico, per contenere l’impatto nella vita economica e lavorativa e per la gestione delle nostre comunità locali, regionali e nazionale.

Gaetano Mellia

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