Il Taccuino
DEDALOMULTIMEDIA
18-08-19

dunarea 2019 2020

 

E no, l’ipocrisia no. Prima l’hotel Sicilia viene sfregiato ed ucciso e poi se ne piangono le spoglie. Una triste commedia tutta ennese per tentare di giustificare l’ingiustificabile. Oggi chi non ha albergo sicilia2mosso un dito piange per la perdita di 100 posti letto al centro della città, ma sono stati persi anche10 posti di lavoro e un riferimento alberghiero di prim'ordine. Qualcuno dirà una goccia, ma nel deserto economico ennese anche una stilla è vitale. Su un aspetto tutti concordano, la chiusura non è stata un fulmine a ciel sereno. È stata semmai la conclusione di un’agonia che si è protratta per anni ed anni con probabili code. Concorde anche il mondo delle scommesse che predice un futuro zeppo di sorprese. Basti dire che il contenzioso tra l’ex Provincia, proprietaria dell’immobile, e l’ultima gestione è corposo e per nulla concluso. A chi se ne fosse dimenticato va ricordato che l’Hotel Sicilia non ha chiuso i battenti per un fallimento o per perché mancasse la clientela o ancora perchè i gestori sfiduciati si erano rotti le scatole ed hanno voluto cambiare mestiere. Ha chiuso, stiamo parlando del finale della vicenda, perché i Vigili del fuoco hanno richiesto opere di adeguamento alle nuove normative sulla sicurezza. Lavori impegnativi per il costo, centinaia e centinaia di migliaia di euro da preventivare. E si sa, l’ex Provincia in fatto di bilancio da anni e anni naviga in acque perigliose e quindi non poteva sostenere l’esborso, allora la chiusura.

La variabile sta nel fatto che la gestione aveva comunicato, formalmente, la disponibilità ad effettuare i lavori e anticipare progettazione e opere. Dalle notizie assunte non ci sarebbe stato né un no, né un si e neppure un vediamo. Cosa sia successo è noto solo alla cerchia ristretta di chi ha deciso di non autorizzare tale anticipazione, al gestore, comunque, secondo quanto ha riferito nessuna risposta. In buona sostanza a piazza Garibaldi uno hanno fatto scivolare le giornate utili nel silenzio e alla fine non è rimasto che chiudere.

A questo punto quando la frittata era già bella e pronta e posta al centro del tavolo per la delizia dei commensali si sveglia il Comune con sindaco, assessori e consiglieri come ridestati all’improvviso da un sonno profondo. Rullano le gran casse e da palazzo di città esce l'annuncio di un dibatto a Sala d’Euno. Purtroppo tutto ciò avviene quando “le messe erano già state dette”, quando centinaia e centinaia di prenotazioni erano state cancellate, quando i dipendenti erano stati licenziati, quando il funerale era stato celebrato da giorni e giorni. E se può interessare anche allora l’albergo Sicilia, per la Settimana santa aveva in registro il tutto esaurito. Sappiamo, ma siamo sicuri che anche altri ne sono a conoscenza, che circa duemila anni fa solo Gesù Cristo poteva dirsi specializzato nel resuscitare i morti, malgrado il pluritatuato Fedez lo disconosca. Quindi organizzare tutta la messinscena del dibattito consiliare non ha fatto che sorridere i meno ingenui. Rispetto la vicenda c’è chi ha tenuto la barra dritta su un percorso senza accettare alcuna intrusione o mediazione e c’è chi ha rispettato tale volontà non mettendo il classico dito nella pentola che bolliva. In pasto all’opinione pubblica una bella seduta con toni accessi e prese di posizioni, che fanno scena, tanta scena ma che non portano mai a nulla di veramente concreto.

Chi vive ad Enna sa bene però che i riti vanno sempre celebrati e così è stato anche nell’occasione. Perché si è trattato solo di una celebrazione. Adesso, alle porte della Settimana santa ennese in tanti, ad Enna come a Palermo, si accorgono che l’offerta alberghiera del Sicilia era fondamentale per il capoluogo. A leggere sulla stampa locale manca solo lo strappo delle vesti per la perdita subita. E allora basta. O viviamo in una comunità con la “testa leggia leggia”, come si ama dire da noi, o ci vogliamo prendere in giro.

Mi sono fregato con le mie mani, è chiara la mia propensione per la seconda soluzione. E allora basta con il gioco delle parti; sulla vicenda Hotel Sicilia c’è chi ha pagato il prezzo più alto e per rispetto quantomeno a loro zero ipocrisia.

Paolo Di Marco

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