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DEDALOMULTIMEDIA
27-11-20

 

Lo scorso 2 novembre per la chiesa cattolica si è celebrata la festa dei morti, un giorno in cui le persone di fede cattolica si la commemorazione dei defuntirecano al campo Santo per rivolgere una preghiera particolare verso coloro che non ci sono più. La ricorrenza ha luogo il giorno dopo di un'altra molto sentita, tutti i Santi. Secondo la dottrina cristiana durante il “giorno dei morti”, e per gli otto giorni successivi, si possono ottenere delle indulgenze sia per i vivi che per i defunti. La festa dei morti viene celebrata in diversi paesi del mondo; in America Centrale, Filippine e anche in Italia. Per quanto riguarda l’Italia è diffusa l’usanza di preparare dei dolci particolari chiamati “l’ossa dei morti” per la loro forma e consistenza che ricordano proprio l’osso e si utilizzano i seguenti ingredienti: farina, uova e zucchero. Oltre ai dolci, in Sicilia, vi è l’usanza che ai bambini vengono fatti trovare i giocatoli. Ogni regione o paese d’Italia ha delle tradizioni proprie, così come spiega Focus Junior, una rivista per ragazzi italiana; nella regione della Lombardia, ad esempio, molte famiglie nella notte tra il primo e il due novembre mettono in cucina un vaso d’acqua per far dissetare i morti. Mentre nel Friuli è consuetudine lasciare un lume acceso, un secchio d’acqua e un po' di pane. E poi ancora nel Trentino la notte tra l’uno e il due novembre le anime vengono richiamate con il suono delle campane e le tavole delle case vengono lasciate apparecchiate e viene accesso il focolare per i defunti; tutte le persone di una certa età, adesso non si usa più, ricordano che, a Enna nelle case delle nonne nel Giorno dei Morti veniva esposta una fotografia di un persona della famiglia defunta e veniva accesso un lumino. Nello stesso giorno ai bambini venivano fatti come dono dei giocattoli che secondo l’usanza erano i defunti stessi che li portavano; la mattina non appena alzati si andava in giro per la propria casa o di quella dei propri nonni o degli zii alla ricerca di giocattoli. Andrea Camilleri, scrittore siciliano, in uno dei suoi racconti dal titolo “Il Giorno dei Morti”, per l’appunto, scriveva: “Fino al 1943 nella nottata che passava tra il primo e il due di novembre ogni casa siciliana dove c’era un picciriddo (un bambino piccolo) si popolava di morti a lui familiari. Non fantasmi col linzòlo (con il lenzuolo) bianco e con lo scrùscio (rumore) di catene, si badi bene, non quelli che fanno spavento, ma tali e quali si vedevano nelle fotografie esposte in salotto, consunti, il mezzo sorriso d’occasione stampato sulla faccia, il vestito buono stirato a regola d’arte, non facevano nessuna differenza coi vivi.   Noi nicareddri (bambini), prima di andarci a coricare, mettevamo sotto il letto un cesto di vimini (la grandezza variava a seconda delle risorse economiche erano a disposizione della famiglia) che nottetempo i cari morti avrebbero riempito di dolci e di regali che avremmo trovato il 2 mattina, al risveglio. Eccitati, continua il testo, sudatizzi (eccitati), faticavamo a pigliare sonno: volevamo vederli, i nostri morti, mentre con passo leggero venivano al letto, ci facevano una carezza, si calavano a pigliare il cesto. Dopo un sonno agitato ci svegliavamo all’alba per andare alla cerca (ricerca dei giocatoli o dolci). Perché i morti avevano voglia di giocare con noi, di darci spasso (divertimento-allegria), e perciò il cesto non lo rimettevano dove l’avevano trovato, ma andavano a nasconderlo accuratamente, bisognava cercarlo casa casa. Mai più riproverò il batticuore della trovatura (di ritrovarlo) quando sopra un armadio o darrè (dietro) una porta scoprivo il cesto stracolmo.  I giocattoli erano trenini di latta, automobiline di legno, bambole di pezza, cubi di legno che formavano paesaggi. Avevo 8 anni, conclude Andrea Camilleri, quando nonno Giuseppe, lungamente supplicato nelle mie preghiere, mi portò dall’aldilà il mitico Meccano e per la felicità mi scoppiò qualche linea di febbre. Solitamente, infatti, erano i bambini che durante le loro preghiere, si rivolgevano ai loro morti per chiedere ciò che desideravano. Anche se molte volte, soprattutto dei periodi di crisi economica, i bambini trovano dei dolci. Così come vuole la tradizione, sulla tarda della mattinata, racconta ancora lo scrittore siculo, i bambini con i propri genitori si recavano al camposanto per ringraziare i propri defunti per i doni ricevuti. Su questo è necessario fare un’attenta riflessione e se vogliamo una critica, su come sono cambiati i tempi, a di là dei regali ricevuti viene ancora trasmesso il rispetto per i defunti? Si crede più al fatto che i defunti portino i doni ai bambini? Adesso nessuno crede più a queste tradizioni ma se da una parte qualcuno pensa che credere a queste cose sia da stupidi, in realtà non è così i bambini hanno diritto a crederci. Infatti, proprio perché non vi si crede più al fatto che i defunti portino doni, da qualche anno in Italia due giorni prima dei morti è stata introdotta un'altra festa per i bambini, “Halloween”, che si racconta essere nata negli Stati Uniti. In realtà, in base a nuovi studi, si è scoperto che la festa di “Halloween” e di origine celtica, così come scrive il sito di sky24 in un articolo del 29 ottobre scorso, di “Samhain” un termine che in irlandese antico richiama la "fine dell'estate" e che per il calendario celtico coincideva anche con la fine dell’anno.

Andrea Fornaia

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