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DEDALOMULTIMEDIA
12-12-18

 

“Più di ogni altra cosa voglio essere l’ultima ragazza al mondo con una storia come la mia”.

Con questa frase si chiude il libro “L’ultima ragazza” (Mondadori), della neopremio Nobel per la pace Nadia Murad. Acquistato muradcasualmente un po' perché il titolo mi incuriosiva, un po' perché nella foto di copertina l’autrice stessa è ritratta con una postura e un’espressione particolari. E, in ultimo, per la prefazione scritta da Amal Clooney, conosciuta più come moglie dell’attore George Clooney che come l’avvocato che è. La prefazione inizia così: “Nadia Murad per me non è solo una cliente, è un’amica. Quando ci siamo conosciute a Londra, mi ha chiesto di diventare il suo avvocato. Mi ha spiegato che non avrebbe avuto i mezzi per pagarmi, e che, probabilmente sarebbe stato un caso lungo e fallimentare. “Ma prima di decidere” ha aggiunto “ascolta la mia storia”.

E la storia, dopo aver letto il libro, non è solo quella di una ragazza irachena di religione yazida che, poco più che ventenne nel 2014 viene strappata dal suo villaggio, resa schiava sessuale dall’Isis e venduta da un padrone all’altro, violentata, picchiata ma, riuscita fortunosamente a fuggire. La storia è quella di un vero e proprio genocidio perpetrato dall’Isis nei confronti degli yazidi di etnia curda, ritenuti miscredenti in quanto la loro religione non contempla un libro sacro, non hanno un Corano, credono in un Dio primordiale che ha creato o è divenuto l'universo, che si è manifestato in Sette Grandi Angeli il principale dei quali è un angelo dalle sembianze di un pavone. Un culto probabilmente preislamico. La Clooney asserisce che un genocidio non avviene per caso, che è stato studiato e giustificato dalla sharia, e, a differenza di cristiani, sciiti e altri, gli yazidi potevano esser anche ridotti in schiavitù. Questa sorte è toccata guarda caso alle donne giovani e vergini. Donne anziane, uomini, bambini, giustiziati.

Questa ragazza non parla di odio o vendetta, vuole giustizia, che gli assassini vengano giudicati dalla Corte dell’Aia. E’ diventata la voce della sua gente e nel libro racconta la storia della sua prigionia e della sua battaglia contro l’Isis con semplicità, forse perché è la verità che si riesce a raccontare con semplicità? Voglio credere che l’attribuzione del Nobel, per la sua valenza mondiale, possa servire a qualcosa, che la situazione di questo popolo possa essere presa in considerazione ora, senza che passi un secolo come per il popolo armeno, senza aspettare l’ennesimo negazionismo. E noi? Ci infastidiscono i Testimoni di Geova e gli Evangelisti, mal digeriamo alcuni gruppi religiosi cattolici, e poi i musulmani e gli ebrei da guardare di traverso, viva il Dalai Lama ma abbasso gli “arancioni”, mentre anche i cattolici vengono trucidati in altre parti del mondo, insomma siamo veramente rimasti tutti figli di Caino, che spreco di umanità.

Oggi Nadia Murad è un’attivista per i diritti umani. Oltre al Nobel ha già ricevuto i premi Vaclav Havel e Sakharov per i diritti umani ed è la prima ambasciatrice di Buona Volontà dell’Onu per la dignità dei sopravvissuti alla tratta degli esseri umani, e vuole essere l’ultima ragazza con una storia come la sua.

Giusi Stancanelli  

 

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