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DEDALOMULTIMEDIA

Domenica, 23 Gennaio 2022

Vent’anni, quattro lustri, mille e quaranta settimane

Qualche numero, forse per mettere nero su bianco un lasso di tempo che di numeri non è stato, o meglio, non di numeri occorre parlare, ancora non è tempo. Ora è tempo di ricordare una sera d’inverno del 2000, quando Massimo Castagna, di punto inGIUSY STANCANELLI 200 bianco, mi dice che vuole creare una testata giornalistica. Ne ha già parlato con altre persone, si sono trovati i fondi necessari, quindi un minimo di capitale c’è, e si sta già cercando una sede, ci sono tutti i presupposti perché tutto si trasformi in realtà. Mi chiede se ne voglio fare parte? Per me è cominciato così! Sul momento ho avuto l’impressione di avere a che fare con un folle, sono sincera. Col tempo continuo a pensarlo, solo una persona dotata di tale follia poteva vedere in anticipo quello che poi sarebbe diventato Dedalo. Massimo ha dato il “La” e noi abbiamo accordato gli strumenti e creato una perfetta sinfonia. Ovvio che non è stato facile e che non sono state tutte rose e fiori, ma abbiamo avuto uno scopo, un obbiettivo dopo l’altro da raggiungere, la voglia di andare un po' più in là del presente, un concetto ampio di futuro e una buona dose di assoluta felice incoscienza. Fare giornalismo era uno dei miei sogni nel cassetto, nato dal commento della maestra di quinta elementare ad un tema sul terremoto del Belìce che avevo cominciato con queste parole: “ 14 gennaio 1968, la terra trema, le case si accartocciano, tutto è polvere buio e disperazione…”, la maestra commenta – “Sembra un articolo giornalistico, brava.” Il sogno l’ho realizzato, l’ho vissuto, l’ho anche messo da parte dopo che l’ordine dei giornalisti ha cancellato me ed altri dall’Ordine dei giornalisti pubblicisti perché avremmo dovuto essere retribuiti adeguatamente dalla testata giornalistica. I sogni non prevedono retribuzioni. In realtà sono stata anche il presidente della cooperativa, poi associazione, che edita Dedalo, quindi l’editore, fino a qualche mese fa. Ne ho viste di cose, ho fatto finta di non vederne alcune, mi sono buttata a capofitto in altre, non ho rimpianti, non ho rimorsi, sono stata parte di una squadra, e, credetemi, poche cose danno soddisfazione come lavorare per qualcosa in cui credi con qualcuno che ci crede. Dedalo è questo, e non importano le critiche, i rischi, le querele, tutto ha avuto un senso. Forse non sempre è stato pienamente compreso il ruolo di una testata giornalistica in quanto libero mezzo di informazione, e le possibilità che può dare, ma Dedalo ha fatto informazione e formazione in questi ultimi vent’anni, unica redazione sul territorio ad avere avuto una vita così lunga. 

Credo di avere perso il conto di quante copie di giornale abbiamo prodotto, di quanti, tra ragazzi e ragazze sono diventati giornalisti pubblicisti, di quante interviste sbobinate (cioè ascoltate e trascritte), di quanto materiale visionato, delle dirette web, delle rubriche, delle riunioni, ma non sono i numeri che importano e nemmeno i bilanci, ancora non è tempo, non è finita! 

 

Giusi Stancanelli

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