DEDALOMULTIMEDIA
06-08-20

dunarea de jos 2020

tarsu

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    Nel rispetto della nostra missione, come associazione dei consumatori, ci tocca segnalare ancora una volta problemi yatsuparadossali che il Comune di Enna determina nei confronti dei cittadini pur di fare cassa. Molti utenti-cittadini che avevano presentato ricorso contro la TARSU 2009 e 2010 ottenendo piena vittoria con annullamento dei relativi avvisi di pagamento da parte della Commissione Tributaria Provinciale, si stanno vedendo recapitare avvisi di pagamento da parte di “Riscossione Sicilia”, è risaputo, anche i non addetti ai lavori lo sanno, che una sentenza è esecutiva fino al momento in cui non vi sia un diverso pronunciamento. Orbene è anche certo che la CPT nel momento che emette sentenza informa le parti contrapposte, in questo caso il cittadino ed il Comune che prende coscienza degli errori commessi nella determinazione della TARSU con palese incapacità nell’applicazione delle leggi dello Stato italiano. Di conseguenza l’invio dei ruoli per la riscossione di quanto richiesto al cittadino risulta essere vessatorio, forse. Due sono le ipotesi che scaturiscono da questa situazione: la determinazione, pur di fare cassa sulle tasche dei cittadini, di inviare ruoli con i nominativi di chi ha avuto sentenza positiva; il mancato rapporto tra gli uffici del Comune per cui chi riceve le sentenze non comunica nulla all’ufficio tributi che all’oscuro di tutto compila i ruoli per la riscossione coattiva, una totale disorganizzazione dell’ente comune la cui responsabilità ricade evidentemente su chi amministra, assessore al ramo e Sindaco. Tutto ciò comporta: dispendio di energia, tempo, denaro pubblico ma tanto a pagare è la collettività cioè i cittadini. Poi ci si chiede il perché della disaffezione del cittadino nei confronti delle istituzioni che vengono viste come il nemico. Ai cittadini che hanno ricevuto la notifica di “Riscossione Sicilia” diciamo di recarsi in Commissione Tributaria Provinciale farsi rilasciare, se non si è in possesso della stessa, di copia della sentenza e presentarla a “Riscossione Tributi” chiedendo al comune un atto formale e sostanziale che il tributo non è dovuto e qualora il comune avesse fatto appello alla Commissione Tributaria Regionale, nessun problema perché la Cassazione ha già emesso ordinanza dando torto al Comune di Enna, proprio sulla TARSU 2009, dando ragione a R.E. Naturalmente la responsabilità di tutta questa disorganizzazione iniziando dall’erronea determinazione delle tariffe rifiuti va addebitata ad una classe politica incapace di gestire un Comune nel rispetto delle leggi dello Stato, perché passata l’euforia delle elezioni vittoriose non si riesce ad interpretare il ruolo di amministratore che è quello di umile servitore dello Stato e della collettività nel rispetto, appunto, di leggi.

    Pippo Bruno – Assoconsumatori

     

    La Sezione “Parliamone Insieme” è riservata a quanti hanno da dire qualcosa apponendo la propria firma agli scritti inviati alla Redazione. La Redazione controlla soltanto che non vi sia un linguaggio scurrile e offensivo. Chi si firma è responsabile del suo operato e solleva la Redazione da ogni responsabilità.

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    La politica molti la definiscono l’arte del possibile e non. Ma se ciò vale per la politica ben altra cosa è amministrare perché questa tarsudeve rispecchiare i principi sanciti dalle leggi dello Stato. La Giunta Comunale nel 2010 approvava con delibera di Giunta Comunale bel oltre il termine di approvazione del bilancio di previsione del 2009 (per quell’anno fissato al 30 maggio 2009) le tariffe Tarsu in modo retroattivo nel 2010 per il 2009. Ma c’è di più: le tariffe venivano approvate da un organo incompetente, appunta la Giunta. Invero in Sicilia, per consolidata giurisprudenza l’organo legittimato a determinare le tariffe è il Consiglio Comunale organo rappresentativo della comunità locale. Questi principi sono stati sempre ribaditi dalla nostra associazione e affermati da plurimi pronunciamenti della Commissione Tributaria Provinciale e inizialmente confermati anche dalla Commissione Tributaria di 2° grado. Tuttavia negli ultimi anni i pronunciamenti, inspiegabilmente, sono stati modificati accogliendo gli appelli del comune di Enna. Tuttavia la normativa in materia di dissesto finanziario degli enti locali, di retroattività delle tariffe, e dell’incompetenza in Sicilia della Giunta nella determinazione delle tariffe è molto chiara. Il cittadino, supportato dall’Avv. dell’associazione Ilaria Di Simone, ricorre in Cassazione con l’Avv. Gabriele Cantaro, mentre il Comune era difeso da due Avvocati: Taverna e Paino. La poca lungimiranza degli amministratori e di alcuni consiglieri comunali, nonostante il parere contrario di un noto tributarista, avevano deciso in commissione consiliare che il comune doveva comunque proporre controricorso in Cassazione con notevole esborso di soldi dei cittadini. Per tale ragione l’associazione, con il “Centro Studi Romano” invierà la documentazione alla Corte dei Conti, per le valutazioni del caso. Invero la nostra associazione non è la prima volta che pur non ascoltata riesce ad affermare la legalità degli atti, vedi sentenza Multiservizi, vedi sentenza del C.G.A.R. n.48/09 sui rifiuti. Orbene leggendo l’ordinanza che dovrebbe essere da monito per il comune di Barrafranca, questa sottolinea in modo preciso come le tariffe non possono applicarsi in modo retroattivo in violazione dei diritti dei consumatori. Naturalmente sarà interessante disquisire in Commissione Tributaria Regionale sugli altri ricorsi del Comune di Enna e successivamente avremo modo di far valere, quanto emerge sull’ordinanza, sulla illegittima rideterminazione delle aliquote IMU e TASI, fatta dal Comune di Barrafranca, per gli anni 2014 e 2015, nel 2018, quindi, in modo retroattivo sulla base di una erronea interpretazione della normativa sul dissesto. A qualche associazione che abbiamo avuto modo di contestare ricordiamo che non si possono esprimere valutazioni se non supportate da dispositivi di legge, perché si rischia di mettere i cittadini su una falsa strada.

    Pippo Bruno

     

     

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    In data 23 ottobre abbiamo pubblicato, sulle testate on-line, una nota dal titolo: “Siamo al paradosso col Comune di Enna” in cui in bruno pippoqualità di associazione dei cittadini-utenti lamentavamo l’iscrizione al ruolo coattivo di cittadini che avevano pagato regolarmente e fra l’altro di coloro che avevano ottenuto sentenza di primo grado positivo per quanto attiene il pagamento della TARSU 2009 e 2010. Orbene, ribadiamo, che è risaputo che una sentenza è esecutiva fino a quando non vi sia un pronunciamento di annullamento e riformulazione del giudizio. Nonostante questa lapalissiana disposizione ancora oggi personale del Comune continua a vessare i cittadini affermando che il Comune ha presentato appello alla Commissione Tributaria Regionale e che il cittadino deve, quindi, pagare. Niente di vero, l’appello presentato dal Comune di Enna alla Commissione Tributaria Regionale per riformulare il giudizio di primo grado ha praticamente un valore giuridico di zero, stante che bisogna aspettare l’udienza e la decisione della Commissione Tributaria Regionale, la quale a dir il vero sta uniformando, giustamente, il suo giudizio alle disposizioni impartite dalla Cassazione su un identico caso visto il ricorso del cittadino R.E. di Enna che ha avuto riconosciuto dalla Cassazione il diritto a non pagare la TARSU per gli errori commessi dalla amministrazione di allora mal consigliata, forse, dall’apparato burocratico che evidentemente ha, anche, determinato un danno erariale. Occorre ricordare a qualche dipendente che il dispositivo della Cassazione è vincolante e pertanto chiediamo alla S.V. un intervento nei confronti del settore finanziario preposto alla formulazione dei ruoli coattivi affinché si eviti di sottoporre i cittadini che hanno visto accolte le loro rimostranze ad una continua ed ingiustificata vessazione per un pagamento che risulta non dovuto per gli errori dei precedenti amministratori, a meno che l’attuale amministrazione da Lei guidata non abbia necessità di far cassa sui cittadini a qualsiasi costo.

    Pippo Bruno - Assoconsumatori

     

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