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Il Genio Abbandonato: Piazzetta del Garraffo, Palermo

 

 

 

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Nell’antica Roma, la figura del “Genio”, era considerata il protettore della famiglia, dei loro il genioaffari, in parole povere il loro nume tutelare. Quando a tale figura si dedicava una scultura, essa veniva considerata il nume tutelare del luogo in cui era edificata, da qui l’appellativo latino di “Genius Loci”. Anche Palermo ha i suoi, in tutto sei, in sei diverse zone della città, tutti raffigurati sotto forma di uomo, con il volto da anziano e il corpo da giovane, dalla folta barba, indossante un mantello e una corona, e con un serpente adagiato sul petto quasi a volerlo mordere o succhiare. I sei simulacri si trovano in luoghi diversi come lo scalone principale di  Palazzo delle Aquile (piazza Pretoria, Palermo), sulla fontana di Piazza Rivoluzione, sulla splendida fontana del Marabitti di Villa Giulia (via Foro Umberto I 21/a),  vicino al vecchio molo del Porto, all’esterno della Cappella Palatina (piazza del Risorgimento) e  a piazza Garraffo nei pressi del quartiere Vucciria, tutti lasciati in stato di abbandono, e rovinati dalla non curanza della gente e dal passare del tempo. 

Il Genio del Garraffo detto anche in siciliano Palermu lu Grandi (Palermo il Grande), è una scultura marmorea della fine del XV secolo, posta in unaedicola del XVII secolo, in piazzetta del Garraffo, alla VucciriaPalermo.
La scultura fu commissionata nel 1483 a Pietro de Bonitate dai mercanti stranieri che risiedevano a Palermo e che dal XII secolo avevano le loro logge nel mercato della Vucciria.
L' appellativo siciliano Grandi è riferito alle dimensioni della statua rispetto aPalermu u Nicu, rappresentazione omologa che si trova nel municipio della città.
L'opera è una delle otto rappresentazioni monumentali del Genio di Palermo, l'antico nume tutelare ed emblema civico di Palermo. Dalla fine del XX secoloversa in gravi condizioni di abbandono e degrado.[1]

LA Storia

Nel 1483 i mercanti amalfitanipisanigenovesi e catalani attivi a Palermo già dal XIII secolo e ormai assimilati ai palermitani, vollero adornare il piano del Garraffo (dall'arabo gharraf, abbondante d'acqua) con una fontana su cui collocare una statua del Genio di Palermo, in omaggio alla città che li aveva accolti.[2] L’antica fontana comprendeva cinque grandi cannoli di bronzo.[3] La realizzazione della scultura fu affidata a Pietro de Bonitate.[4]

Nel 1698 il Genio venne tolto dal centro della piazzetta e risistemato in unaedicola muraria,[5] opera di Paolo Amato. La fontana del genio venne così sostituita dalla barocca Fontana del Garraffo, opera di Gioacchino Vitagliano .
Per le sue dimensioni che poco si armonizzavano con lo spazio ridotto delpiano del Garraffo, nel 1862 la Fontana del Garraffo venne spostata in piazza Marina. Il genio e l'edicola rimasero, ma la piazza non ebbe più una fontana.

A partire dal 1980 le statue delle sante poste nelle nicchie laterali dell'edicola vennero prima danneggiate e poi rubate. Nel 1985, erano ancora presenti i fregi laterali e gli stemmi della città e dei quartieri, posti sul basso e l'alto dell'edicola. Furono rubati successivamente.
Nel 2009 il FAI ha avviato una campagna di sensibilizzazione per la salvaguardia del Genio del Garraffo, e una raccolta di fondi per il restauro del monumento. Nel dicembre dello stesso anno le Regione siciliana ha inserito il Genio del Garraffo nella Carta regionale dei luoghi dell'identità e della memoria siciliana (8410/2009).La scultura in marmo di Carrara è posta nella nicchia centrale di una edicola muraria, sul fronte occidentale della piazzetta, a metà della via Argenteria, nel cuore del vecchio mercato della Vucciria, e rappresenta l'antico genius loci, divinità protettrice della città, raffigurata come un uomo dalla lunga barba con sul capo una corona ducale, seduto su un sedile su cui è scolpita un'aquila, stemma di Palermo. Il nume tiene tra le braccia un serpente che gli morde il petto da cui si nutre.
Come descritto dal Bellafiore, fino al 1980 nelle nicchie laterali vi erano le sculture di due sante palermitane, e sullo zoccolo, in bassorilievo, gli stemmi dei quattro mandamenti con al centro lo stemma di Palermo: Kalsa, con la rosa; Albergheria con la biscia, Il Capo con Ercole e La Loggia con l'effigie austriaca. Altri due stemmi erano in alto. La mia proposta è di fare appello da parte dei cittadini con una petizione affinche la soprintendenza ai beni culturali preposta alla tutela e salvaguardia del bene monumentale si preoccupi di redigere un progetto per il restauro dello stesso e che l'attuale classe politica ovvero l'assessorato ai beni culturali con appositi fondi regionali o con finanziamenti europei si impegni a finanziare il recupero dell'opera. Nelle more si potrebbero far eseguire dei calchi in gesso delle statue mancanti delle sante con le relative targhe e ricollocarle nelle nicchie laterali attualmente vuote.
Arch. Vincenzo Vella