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dunarea de jos 2018

Palermo: Via Libertà patrimonio Liberty dell'Unesco

 

È possibile raccontare una assenza importante di cui non si abbia una diretta memoria visiva? Potremmo via libertà palermospiegare la dimensione sacrale dell'Acropoli ateniese se oggi non potessimo camminare tra le rovine e apprezzarne la spazialità di vestigia seppur erose da tempo e guerre?

Potremmo apprezzare davvero soltanto attraverso i racconti di storici coevi la grandezza delle opere di Roma imperiale, la ricchezza di Pompei o lo sfarzo degli egizi se le tracce di questi importanti habitat immaginati e costruiti da altri uomini in tempi altri, non fossero a noi giunti in larga parte fruibili e visibili?

È proprio il caso dell'olocausto Eclettico e Art Nouveau subito dalle costruzioni realizzate tra le vie Libertà e Notarbartolo, nate come espressione dei desiderata della nuova classe emergente della bellè epoque palermitana e di fatto cancellate con il tramonto del destino di quella stessa classe imprenditoriale che non resiste al sopraggiungere dell'ultimo conflitto mondiale.

In meno di un ventennio spariscono per lupara bianca monumentale i villino Salandra, Raineri, Genuardi-Cavarretta degli architetti Palazzotto, il villino Sillitti, palazzo Di Stefano e La Lomia, palazzo Majo, i villini Nicoletti e Riccobono e il palazzo Gaeta progettati da Armò, villino Planeta, palazzo Restivo, villa Lanza Deliella di Ernesto Basile.

Attori tutti del rilancio urbanistico della città in direzione Nord, attraverso la tipologia del palazzo a tre o quattro elevazioni fuori terra e del villino di matrice basiliana posto quasi sempre al centro di un giardino privato a completamento del disegno urbano della scacchiera del Piano ottocentesco dell'ingegner Felice Giarrusso.

Una costellazione di bellezza integrale in cui l'architettura delle forme abitate si fonde alla natura mantenuta come sostanza spirituale nei giardini aggettivati dal ferro battuto che anticipa il lusso di interni governati da decori su pareti e soffitti, impreziositi da arredi lignei disegnati su misura ad integrazione di tessuti, dipinti e sculture.

L'olfatto per esempio, perché gelsomino e zagara unitamente al fiorire di agrumeti ed essenze tipicamente stagionali, completavano il quadro di una città costruita veramente a misura di uomo con guanti, bastone e cilindro e di carrozza e di perdute buone maniere.

Serva a contemplare e avvicinarsi a capire tutta la bellezza distrutta dal sacco, la visione delle tele eterne di Michele Catti presenti nelle permaneti della Gam e di villa Zito.

Questo e tantissimo altro abbiamo perso. Il diritto d'esser patrimonio Liberty dell'Unesco, unica città a poterne rivendicare il primato esteso di scala dall'arredo al paesaggio di così estesa misura, unica città a non aver protetto la sua natura così eminentemente floreale.

Resta la città balneare di Mondello a ricordare i rapporti dimensionali tra i villini ancora in larga parte rimasti in piedi, mentre qualcosa di strano pare non vada oggi nell'area che il comune concesse di adibire a parcheggio tra i fantasmi di villa Lanza-Deliella.  

Arch Fabrizio Vella

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