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Il malato paga l'ingerenza della politica: ecco perchè la sanità funziona male!

Che la sanità ennese fosse carente in molti servizi e che il cittadino-malato ha difficoltà advancheri avere garantito il diritto alla salute lo sapevamo già. Ma ad avvalorare le nostre tesi da tempo esplicate nei nostri numerosi articoli, arriva anche il sindacato Cisl Fp, attraverso il coordinatore sanità con delega della segreteria territoriale, Gianluca Vancheri, il quale non le manda proprio a dire ed è un fiume in piena.

Il territorio che non funziona, i quattro ospedali che funzionano male per una serie di motivi che evidenzieremo. La sanità ennese non gode di ottima salute.

“Sicuramente lo stato di salute non è dei migliori. - spiega Vancheri - Si è fatto tanto in questi anni per migliorarla ma ancora permangono delle criticità specie negli ambiti dell’emergenza, pronto soccorso, liste d’attesa, gestione del personale e presenza delle figure che occorrono per dare un’adeguata assistenza. Dire che lo stato di salute della sanità ennese è positivo, sarebbe alquanto azzardato: diciamo che è migliorabile”.

Il pronto soccorso è il servizio più al centro dell'attenzione: tanti locali, poco personale e mancano anche le sedie per attendere il proprio turno. Una anomalia che dalle nostre parti diventa quasi una regola per una organizzazione dei servizi che lascia il tempo che trova; per il sindacalista della Cisl

“la principale criticità del pronto soccorso è relativa alla necessità di implementare il personale. Negli anni passati è accaduto che il Legislatore per questioni di ordine economico, e non per migliorare il livello assistenziale, ha deciso di porre in essere tutta una serie di tagli che la nostra amministrazione è stata obbligata ad ottemperare, subendo un forte taglio alla spesa. Questo ha comportato il blocco delle assunzioni, non si è potuto procedere al reclutamento di tutte le figure che occorrono. La rifunzionalizzazione degli altri ospedali ha fatto si che il bacino interessato, quindi Enna, Leonforte, Nicosia, Piazza Armerina, chiudendo determinate specialistiche, concentrasse tutta l'utenza sull'Umberto I in quanto il principale. Ora, fermo restando che il valore professionale di chi lavora in ospedale è elevatissimo, è noto a tutti che il personale si trova ogni giorno a fronteggiare emergenze, problemi di cambio turni, rapporti con l’utenza e spesso anche violenze verbali da parte degli utenti stanchi di ore ed ore di attesa. Certamente gli utenti hanno le loro buone ragioni, ma le colpe non sono sicuramente di chi ogni giorno opera con grande professionalità in ospedale.

Sembrerebbe che le sedie destinate agli utenti in attesa davanti il pronto soccorso siano state eliminate per non disturbare il lavoro degli operatori; questa è una scelta che io personalmente ho criticato rivolgendomi alla direzione sanitaria per fare ripristinare la presenza delle sedie, anche perché questi sono momenti in cui la condizione psicologica di un parente che porta un congiunto in pronto soccorso, è una situazione di fragilità perché si è preoccupati e quindi credo che costringere a stare in piedi ad attendere sia disumano. La Cisl sta cercando di proporre di inserire del personale di supporto che si dedichi esclusivamente all’accoglienza, dando le giuste spiegazioni all’utenza e togliendo quindi alla figura dell’infermiere quel sovraccarico di lavoro e di stress cui è sottoposto.”

Giusto per non farci mancare niente, tra le tante segnalazioni che ci arrivano c'è anche la costante presenza di zanzare nei reparti e soprattutto nella sala di attesa delle sale operatorie.

“Gli ambienti ospedalieri sono sottoposti a delle sanificazioni periodiche. - commenta Gianluca Vancheri - Dato che stiamo parlando di ambienti protetti, quindi con umidità e aria condizionata controllata, è normale che qualche zanzara possa entrare, non è normale che ve ne sia un’incidenza elevata. Mi risulta che l’azienda ha già in essere dei contratti che prevedano la sanificazione e la disinfestazione.”

Non ci siamo mai stancati e non ci stancheremo mai di evidenziare la cronica carenza di personale: assolutamente insufficienti gli infermieri, pochi medici e spesso per sopprerire alla carenza di organico ci si rivolge al personale delle pulizie, dal momento che degli ausiliari non si hanno più notizie, senza parlare di alcuni aspetti paradossali come la mancanza di lenzuola o di carta igienica.

“E' importante che venga fatto subito un tavolo sull’organizzazione del lavoro, - aggiunge il segretario della Cisl - perché abbiamo delle mobilità ancora ferme dal 2011; finalmente è arrivata la liberatoria dalla regione e quindi abbiamo proceduto ad assumere una percentuale di personale sanitario che ovviamente non è sufficiente dopo anni di blocco e la gestione di quattro ospedali. Per quanto riguarda la lavanderia, è accaduto che siamo stati obbligati ad aderire alla gara di bacino fatta da Catania: se noi prima con una nostra gara autonoma avevamo la gestione del guardaroba che consentiva un approvvigionamento quotidiano della biancheria, le divise per i dipendenti e tutto quello che in ambiente ospedaliero necessita, oggi non lo abbiamo più perché non è previsto nel capitolato. Il problema diventa come garantire la migliore fruizione di determinati servizi a seguito di decisioni prese dal legislatore, che si è tramutato in disservizio e disagi all’utente e al personale sanitario.”

Non è pensabile, né tantomeno giustificabile che la sanità possa essere assoggettata a vincoli di carattere economico; il malato non è né una fattura, né un numero, né tantomeno un complemento d'arredo. Il malato è una persona che necessita di assitenza e di cure. Tutto il resto sono chiacchiere e le spiegazioni di tipo ragionieristico che spesso arrivano dall'Asp poco interessano a chi necessita di cure. A volere essere maligni si potrebbero fare meno unità complesse o semplici nel ramo amminsitrativo e qualche consulenza in meno; risorse queste che potrebbero essere destinate alla cura e all'assitenza.

E parlando di servizi, nel 2017 in una nostra tavola rotonda, aveva partecipato il direttore sanitario dr. Cassarà che dava per imminente l’introduzione dell’emodinamica ad Enna. Siamo alla fine del 2018 e di emodinamica non c'è neanche l'odore.

“Fui abbastanza critico nei confronti del dr. Cassarà; - spiega Gianluca Vancheri - avevo manifestato lo stupore che sempre in concomitanza a periodi elettorali venissero fatti determinati proclami. Ad oggi non mi risulta sia istituita l’emodinamica ad Enna, quindi se questa tavola rotonda l’abbiamo fatta nel 2017 e siamo verso la fine del 2018 non saprei, sicuramente ci sarà in cantiere tutto l’iter amministrativo affinchè questa cosa si realizzi. Da cittadino se

ho bisogno di fare un’angioplastica so che devo andare a Caltanissetta o a Catania perché ancora ad Enna non siamo nelle condizioni di poterlo fare.”

Dal momento che noi non siamo dei visionari e le dichiarazioni di Vancheri ci confortano, ci viene da dire che la nostra Asp per dirla in gergo popolare è “scarsa” perché al centro di tutto dovrebbe esserci il malato, il quale non sentendosi garantito sceglie altre strade siciliane, nonostante la presenza di eccellenze in ambito sanitario. Siamo ovviamente convinti ormai da tempo che ci sia come un disegno volto a favorire le aree metropolitane di Catania e Palermo. Se dovessimo dare un voto alla nostra Asp ci fermeremmo a 4. Ricordiamo che l'Agenas, l'agenzia che valuta l'operato dei direttori generali, e quindi dei comandanti delle Asp, ha bocciato il precedente direttore generale.

“Da 18 anni lavoro e vivo la quotidianità della sanità ennese e rilevo che abbiamo tanti elementi di eccellenza: le potrei parlare dell’ortopedia, dell’urologia, della ginecologia. Abbiamo delle specialistiche che sono eccellenti tanto è vero che l’utenza viene da fuori creando, in termini economici, una migrazione attiva. - evidenzia Gianluca Vancheri - Che vi siano delle logiche a livello regionale che svantaggiano Enna rispetto ad aree più grandi non c'è dubbio e sono frutto di scelte politiche che non condivido e che critico perché la sanità non si può pianificare solo dal punto di vista economico. Bisogna diversificare le prestazioni e non duplicarle o triplicarle. Quando si parla di bisogni di salute e centralità del malato si dovrebbe discutere proprio di questo: ad Enna cosa manca? Mancano branche specialistiche? Che si facciano, visto che il bisogno di salute c’è. E anche sul ragionamento economico, personalmente credo, che quando il legislatore decide di tagliare posti letto sta causando la diminuzione di un elemento economico positivo che viene rimborsato all’azienda che lo eroga; quindi se Enna è in una situazione di deficit, che senso ha tagliare una delle poche fonti di profitto che ha? Che senso ha tagliare il posto letto ad Enna per implementarlo a Catania, quando poi Enna è costretta a pagarlo come migrazione passiva? Alla Regione questo poco importa perché di pagare paga comunque sia che si parli di Catania o Enna. Ma se io ho un infarto e ho un tempo di intervento che si considera in minuti e non in ore, com’è possibile partire da Capizzi o Nicosia per andare a Catania, in inverno con strade franate? A questo punto è più logico cercarsi un prete. Noi vorremmo riaprire un tavolo, perché sulla gestione delle risorse si può intervenire bene affinchè queste risorse non vadano magari impegnate in consulenze o in situazioni tampone varie, ma possano essere utilizzate per garantire una prestazione in loco a chi ne ha diritto.”

Ovviamente se la nostra sanità non eccelle una parte non indifferente di responsabilità ce l'ha il sindacato in senso lato; un sindacato che non riesce ad essere moderno, agile, che sappia rappresentare non solo il lavoro ed i lavoratori, ma che sappia dare soluzioni per garantire il diritto alla salute.

“Mi permetto di valutare insufficiente l’operato dei sindacati, ovviamente mi assumo le responsabilità per la sigla che rappresento. - conclude Vancheri - La Cisl ultimamente sta ponendo in essere tutta una serie di azioni di rinnovamento dando libertà, credibilità e responsabilità a tante forze nuove che da anni intendono spendersi, mettendo al centro chi è nel posto di lavoro rispetto a prima quando vi era forse una logica più “politica” di gestione del territorio.”

Ma forse il problema più grande della sanità ennese sta nella fortissima ingerenza della politica, regionale e locale; politica assente quando c'è da assumere delle responsabilità ed estremamente presente quando si tratta di lottizzare tutto e tutti. Ecco perchè il sindacato è ancora più responsabile.

Manuela Acqua

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