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Immigrazione: estirpazione alle radici dalla propria terra

Un popolo va aiutato quando questo è in difficoltà. Su questo non si possono avanzare dubbi di alcunafrica genere; meno che mai, sul salvare vite umane. Ciò nondimeno, qualcosa deve essere tutelata tanto quanto l’aspetto salvifico della vita. Questa cosa è la nazionalità e le radici che ognuno di noi affonda nell’amor patrio, desiderando di vivere e morire nella propria terra. Questo deve essere permesso con la stessa volontà con cui ci si prodiga per recuperare vite umane in mare. Tuttavia qualcosa oscura questo nobile scopo, assistendo da parte di intere popolazioni a continui abbandoni della terra natia. Il popolo africano vive un rapporto ancestrale con la propria cultura, le proprie tradizioni, la propria patria. Ed è in questo senso che dovrebbero andare gli aiuti: nella direzione di permettere la difesa del proprio status di cittadino africano. Chi fugge dalla propria terra senza difendere il suo status di cittadino, non dimostra né un grande amore per sé, né per i propri simili, tradendo in qualche modo lo spirito che lo lega a tutta la sua gente ed alla natura del posto. Per non permettere questo sradicamento di moltitudini di creature tribali è necessario mettere nelle condizioni di difendere la permanenza nella propria patria a chi lo desidera ed a chi vuole resistere esercitando quella resilienza che viene dall’amore per tutto quello che lo ha allevato nella carne e nello spirito di quella terra. Non credo che tutti gli immigranti siano dei codardi. Non credo che a loro piacerebbe essere annientati dentro, per poi essere fagocitati da una civiltà che non gli appartiene e che spesso odiano. Viceversa, se costoro fossero adeguatamente militarizzati ed addestrati, sarebbero fieri di difendere: dai dittatori, dagli approfittatori e dagli oppressori la loro terra, i loro cari e le loro radici. La democrazia - seppur nella sua forma dissimulata - va sempre guadagnata con le lacrime, il sangue e la cultura. Non possiamo arrogarci il potere di annientare intere civiltà per perseguire la barbara convinzione di esportare le “buone maniere”. La democrazia ormai appartiene al regno del sofisma, delle chiacchiere di cui spesso siamo noi a non esserne totalmente convinti spacciandola per plutocrazia, governo dei tecnocrati, oligarchia ecc. ecc. Siamo dei grandi dissimulatori e di questo dobbiamo prendere atto. Rivolgendomi a tutti i politici dico: “Aiutateli a difendere i propri diritti, la propria dignità e la propria civiltà, non li usate come avete fatto finora”. Tutto torna indietro! Tornerà anche quello che di brutto si è commesso e si continua a commettere incessantemente nelle terre africane, del medio oriente e non solo… Quella è gente che – a suo modo - crede nei valori della tradizione che sono quelli del guerriero, dell’onore, del clan, delle virtù tribali: valori estranei al mondo occidentale. Non commettiamo l’ennesimo crimine, ossia, quello di svuotarli dentro ed uccidergli la loro tradizione. Sì! Proprio la tradizione, quale ultimo atto di fede a cui è permesso che queste creature credano fino in fondo.

Tony La Rocca

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