Parliamone insieme

Ora la Sanità ha bisogno della buona Politica

Durante la campagna elettorale il Presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, ha detto  Federico Amato1una cosa bellissima: I soldi della sanità vanno gestiti senza sprechi in modo da garantire a tutti I Siciliani Il massimo possibile, ma questo non vuol dire usare criteri ragionieristici nella distribuzione delle risorse.

Le aree depresse, svantaggiate e povere, con collegamenti in rovina debbono usufruire di investimenti adeguati che possono garantire in quel contesto gli stessi standard di cui beneficiano i cittadini presenti in territori più floridi. Inutile dire che si stava riferendo alla sanità del centro Sicilia.

Insomma, come già diceva Don Milani, non c’è ingiustizia più grande che tagliare la torta in fette uguali trattando allo stesso modo chi mangia il dolce a completamento di un lauto pasto e a chi da quella fetta trae l’unico sostentamento.

Vedete in Italia esiste una legge (D.M. 70/2015), chiamata anche decreto Balduzzi, che con puntigliosa precisione stabilisce il numero di medici, infermieri, specialità mediche, posti letto e infine ospedali che servono ogni Tot numero di abitanti.

Ogni regione, applicando questa legge, pubblica un piano regionale ospedaliero che elenca quanti ospedali dovrà avere ogni provincia precisando per ciascuno di essi sia le specialità (il tipo dei reparti) sia i posti letto a disposizione. Qualche giorno fa la regione Siciliana ha pubblicato il suo rispettando puntigliosamente per la nostra provincia il decreto Balduzzi di cui sopra. I risultati lasciano di stucco.

Perché se applichiamo questi criteri su una popolazione concentrata su delle aree metropolitane di pochi chilometri quadrati e con facili vie di comunicazioni tutto ha un senso. Ma quando caliamo gli stessi vincoli sul nostro territorio in cui la popolazione è distribuita su un territorio vasto e con le vie di comunicazioni che tutti conosciamo, succedono cose inquietanti.

Cito solo il caso della oncologia, perché paradigmatico e perché i tumori sconvolgono la vita dei malati e delle loro famiglie.

In atto all’Umberto I di Enna abbiamo una Unità Operativa Complessa (ovvero una struttura con la possibilità di ricoverare) che è nelle condizioni sia di accogliere i malati sia di erogare terapie ambulatoriali con antitumorali. Abbiamo poi un servizio capace di fornire la chemioterapia direttamente nella zona nord della provincia.

Applicando il nuovo piano regionale l’Unità Operativa Complessa di Enna viene cancellata (così chi deve ricoverarsi per malattie oncologiche deve andare fuori provincia) e conseguentemente viene riassorbito il servizio della zona settentrionale (così chi deve fare chemioterapia deve arrivare ad Enna e poi godersi tornanti e buche stradali al ritorno con la nausea ed i crampi che seguono alla terapia).

E questo è solo un esempio, ma possiamo farne degli altri.

Soprattutto dobbiamo richiedere che i vari reparti oltre ad esistere sulla carta debbono essere messi in grado di funzionare. Prendiamo ad esempio l’UTIN (Unità di Terapia Intensiva Neonatale) con annessa neonatologia dove specialisti di alta professionalità con grande impegno vigilano insieme agli Ostetrici per impedire che l’attesa di una nuova vita da grande gioia si trasformi in incubo. UTIN che a fine mese deve fare salti mortali per garantire i turni per carenza di personale, che accumula stanchezza e frustrazione nel suo personale. UTIN che garantisce l’operato del più grande punto nascita del centro Sicilia e che raccoglie piccoli prematuri da tutto il nostro bacino di riferimento (mancando a Caltanissetta un reparto analogo).

E che dire dei pronto soccorso; non basta una insegna per dire che c’è ne è uno, occorre personale (sia medici che infermieri in numero adeguato per turnare con tranquillità) attrezzature, ambulanze medicalizzate che permettono di trasferire i pazienti in Ospedali qualificati e organizzati per quelle specifiche condizioni in tempi adeguati (quando 20 minuti in più o in meno fanno la differenza).

Occorre razionalizzare l’impiego delle risorse (che comunque dovrebbero essere aumentate) pensando ai cittadini dell’intera provincia e non ragionando in termini di campanile, superando una visione ormai antiquata e fuori da ogni logica. I vari presidi debbono specializzarsi perché non esistono i presupposti che permettano di offrire tutto a tutti in ogni ospedale della provincia.

Certo l’aspetto meramente tecnico è di competenza della Direzione, che anche attraverso la dialettica con i sindacati di categoria deve trovare le soluzioni. Ma l’ASP di Enna dispone di 130 milioni circa di budget, che gli debbono bastare per tutto (dagli stipendi all’acquisto delle siringhe), finiti quelli non c’è altro a cui attingere.

Anzi in futuro potrebbero essere di meno per un fenomeno chiamato migrazione sanitaria, in buona sostanza quando un residente della provincia va a curarsi fuori i soldi necessari a quella prestazione vengono scalati dai 130 milioni del budget dell’ASP. Ora finché si tratta di un intervento di cardiochirurgia o neurochirurgia si rientra in un ambito fisiologico. Ma quando parliamo di tac, risonanze, interventi di chirurgia etc. che potrebbero essere fatti in provincia allora qualcosa non funziona.

Se i malati decidono di affrontare un viaggio con le relative scomodità e spese per curarsi fuori vuol dire che non percepiscono qualità nel servizio, oppure sono scoraggiati da liste di attese troppo lunghe o altre difficoltà burocratiche. Nel tempo la regione disporrà di tutte le motivazioni7 per dirottare le risorse economiche alle strutture delle provincie vicine e declassare ulteriormente le nostre, con tutto quello che ne consegue.

Per contrastare questo stato di cose è necessario ed urgente promuovere una forte iniziativa Politica, anzi una iniziativa di buona Politica. La Politica che sa dare voce alle esigenze dei cittadini e soprattutto a quelle dei cittadini più fragili. Una Politica che abbia la capacità di promuovere unitariamente la difesa del proprio territorio superando confini comunali, aree partitiche di appartenenza e anche avversioni su base personale. Una Politica permanetemene attiva e presente per difendere ad oltranza il sacrosanto diritto alla salute del nostro territorio.

Per questo chiedo a ogni singolo cittadino di pressare, incalzare e sollecitare i propri politici di riferimento perché si attivino, partecipino e si impegnino in modo visibile e fattivo. E se sono latitanti, distratti, assenti o peggio menefreghisti riguardo a questo importante bisogno della comunità allora dobbiamo chiedere conto a gran voce del loro comportamento, fare presente che il consenso va guadagnato. La salute è un nostro diritto, non è un favore che ci viene fatto. Solo una azione corale e unitaria potrà avere sufficiente forza per sradicare il metodo ragionieristico dalla gestione dei nostri Ospedali.

Tutti avremmo bisogno della sanità prima o poi; ma non tutti possono permettersi il lusso di curarsi fuori a proprie spese. Ricordiamocelo.

Federico Amato – Segretario Aziendale CISL Medici ASP Enna

 

 

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