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Etica e metagoverno in un’economia globista

L’etica non viene presa in considerazione, allo stesso modo, dall’impresa e la rocca tonidal “sistema globista” (connubio tra globale e capitalista). E’ più reale trovare un piccolo imprenditore che sappia avvalersi dell’etica nella gestione della sua piccola attività commerciale - che costituisce parte integrante di un piccolo sistema - che individuare un grande sistema capitalistico rispettoso dell’etica. Quando si parla di etica in economia si fa riferimento a qualcosa che si scontra inevitabilmente con il desiderio o il desiderare più di quanto sia necessario alla sopravvivenza dell’individuo, cosa che peraltro costituisce l’anima dell’economia basata essenzialmente sul consumo indotto e sul desiderare “il di più”, cioè, più di quanto sia necessario al proprio sostentamento fisico e spirituale: il contrario del “katà métron” (trd. con misura) greco. Questo ci dà subito la percezione di quanto sia difficile, se non impossibile, immaginare un sistema economico basato essenzialmente sul “lucro” che abbia l’etica a fondamento del suo esistere. Allora la domanda da porsi è: “L’etica non è mai applicabile a questi sistemi macroeconomici?” In effetti, è quasi impossibile che possa applicarsi ai grandi sistemi economico-finanziari; è più probabile che trovi facile realizzazione nei piccoli sistemi basati su scambi più equi. Se è vero che i piccoli sistemi (che applicano l’etica) possono un giorno crescere e diventare grandi, non è escluso che si può verificare il miracolo di scorgere etica anche in qualche futura multinazionale che non basi la sua “filosofia produttiva” solo sulla generazione del mero profitto, ma che eserciti anche la salvaguardia dell’uomo, del lavoratore e dell’ambiente. Ad oggi, questo modo d’intendere le cose, costituisce pura utopia che ci pone distanti dal credere che ciò possa verificarsi, suggerendoci, piuttosto, l’idea che solo un Governo “autoritario” possa gestire e regolamentare in maniera “corretta” l’attuale “sistema globista”. Il “globismo” ha già creato un “actio mentis” collettiva oramai ingovernabile dalle singole nazioni. Stando così le cose, solo delle regole partorite da una “potenza mentis” molto forte e determinata potranno tentare di gestire un sistema che, endemicamente, è e sarà sempre più incline a crisi cicliche. L’attuale “forma democratica” potrà contribuire ben poco all’evoluzione dell’attuale status quo socioeconomico. La democrazia è fatta per popoli e governi evoluti, che hanno una coscienza sociale ben strutturata e responsabile. Per questo motivo si è portati a non considerare l’ipotesi che un governo democratico tout court salverà i popoli dal “globismo”. E’ evidente che di quest’ultimo ci sarà anche una minuscola parte buona, ma, ad oggi, è irrilevante e scarsamente percepibile dalla maggioranza che la subisce. Solo un “metagoverno” proiettato nella postmodernità che abbia interiorizzato una conoscenza olistica comprensiva della responsabilità, del buon controllo e dell’etica, potrà ambire a portare ordine tendendo ad un nuovo paradigma “mondialista” più che “globista” (secondo la differenza che ne fa il filosofo Costanzo Preve). Non ha importanza se quest “ordine” si realizzerà attraverso un sistema di governo condiviso o meno; comunque sia, deve essere capace di mettere in pratica i quattro requisiti essenziali: conoscenza, responsabilità, buon controllo ed etica. Non è pensabile che gli stessi siano ispirati da un sistema neoliberale e globalizzato perché la forza che genera dà sfogo ad interessi e desideri troppo frammentati ed egoisti: l’istinto di sopraffazione, proprio perché irresistibile, è patologico. Questo fattore costituisce la causa prima per la quale non si può pretendere etica, nell’attuale contemporaneità, dai grandi sistemi economico-finanziari.

Tony La Rocca

 

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