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Bravi Sindaci: avete determinato il fallimento dell'ato rifiuti

Uno spettro si aggira per la provincia di Enna: lo spettro del fallimento ennaeunodell’ATO Rifiuti. Purtroppo per i soci dello stesso ATO, cioè i comuni, si tratta di uno spettro che rischia di materializzarsi molto presto, dopo anni di vane evocazioni. Nel silenzio quasi più totale e, ancora peggio, nell’indifferenza assoluta anche degli addetti ai lavori, è stata infatti convocata, per domani lunedì 20 marzo, l’assemblea dei soci con, all’ordine del giorno, un solo terrificante argomento: istanza di fallimento della Società Enna Euno. Ma cosa ha impresso una tale accelerazione ad un argomento che per anni è stato ignorato dalla stragrande maggioranza dei sindaci ennesi? La risposta è molto semplice: il Tribunale Amministrativo Regionale della Sicilia. È bastato, infatti che una serie di creditori, la cui lista è estremamente lunga, percorresse la strada del ricorso in sede amministrativa anziché in quella civile per ottenere il pagamento di quanto dovuto a seguito di sentenza passata in giudicato, perché il meccanismo dell’istanza di fallimento venisse inevitabilmente innescato. Con questa procedura, infatti, il TAR nomina un Commissario ad acta (normalmente un funzionario prefettizio ndr) che, verificata la liquidità presente nei conti societari, provvede, in via sostitutiva, al relativo pagamento. Ovviamente se nei conti c’è disponibilità economica. Laddove questa disponibilità non dovesse esserci, ed è il caso dell’ATO Rifiuti, allo stesso Commissario, entro il termine di novanta giorni “si impone la presentazione di un’istanza di fallimento dinanzi al Tribunale Ordinario competente” (cfr. Ordinanza Collegiale n. 2789/2016 del TAR Sicilia – Sezione Staccata di Catania – Sezione Seconda). Ora, considerato che, in questa fase, l’unico conto corrente in cui arrivano risorse finanziarie non è quello dell’ATO Rifiuti ma, bensì, quello della Gestione Commissariale che, peraltro non è utilizzabile per ripianare i debiti della Società Enna Euno ma per lo svolgimento di un servizio essenziale (per il quale non sono neppure sufficienti visto che i Comuni pagano da sempre sistematicamente di meno rispetto al costo complessivo del servizio) e che i conti dell’ATO rifiuti sono in rosso per una cifra accertata che si aggirerebbe attorno ai 160 milioni di euro (si avete letto bene: 160 milioni di euro, ma potrebbero essere ancora di più) e che dietro a questa cifra enorme c’è una pletore di creditori pronti a seguire la via amministrativa per ottenere quanto dovuto, il fallimento è praticamente certo, ed i nostri bravi sindaci non potranno far altro che prenderne atto, sedersi sulla riva del mare e aspettare l’onda anomala che tra breve li travolgerà. La vera tragedia, tuttavia, sta nel fatto che questa onda anomala travolgerà anche i fragili bilanci economici dei Comuni e, con loro, ciascuno di noi. Orbene, se si pensa che la quota parte di questa massa debitoria, relativa al Comune di Enna, sarebbe pari a circa 22 milioni di Euro e che lo stesso Comune, per recuperare un dissesto di circa 5 milioni di euro, dovette sudare sette camice per cinque anni ed attingere alla generosità di mamma Regione, si capisce come siamo di fronte al punto di non ritorno. Punto di non ritorno che riguarderà anche il destino politico di tanti sindaci, passati e presenti, considerato che è facile prevedere che il Giudice che si occuperà dell’istanza fallimentare non potrà non prendere atto che la Società fallita non approva da dieci anni uno straccio di bilancio, trasmettendo, come atto dovuto, le carte alla Procura della Repubblica e alla Procura della Corte dei Conti, la conclusione appare evidente a tutti. Il Titanic dell’ATO Rifiuti sta già affondando e i sindaci ballano al suono dell’orchestra. Beata incoscienza.

Gianfranco Gravina

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