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La mossa del Cavallo

Mossa del cavallo: spostamento a “elle” di questo pezzo sulla scacchiera ma Dipietro Maurizioanche, in senso figurato, iniziativa abile e inattesa, che permette di liberarsi da un impedimento o di uscire da una situazione critica”. È questa la definizione che ci è venuta subito in mente, assistendo al succedersi degli eventi della vita politica cittadina di queste ultime settimane, compreso il dibattito politico, andato in scena lo scorso lunedì, di cui abbiamo dato conto in diretta ai nostri lettori. Non c’è dubbio, infatti che la “mossa” del Sindaco Dipietro è tutt’altro che improvvisata e presuppone una dose di azzardo e di spregiudicatezza politica che, onestamente, ormai non ci aspettavamo più di vedere. Il dibattito consiliare, che si è sviluppato nell’arco di un’intera giornata ha, quindi, preso le mosse dalla dichiarazione della fine dell’esperienza civica che è certamente stata il grimaldello per portare ad una storica vittoria una coalizione eterogenea, rappresentandone, tuttavia, il limite più grande, ma è partito già monco di una componente, ovvero quella del gruppo consiliare del Movimento Cinque Stelle che, con una presa di posizione dal sapore “aventiniano” ha preferito non dare il proprio contributo, evitando di assumere una posizione ben definita nell’attuale situazione politica e amministrativa, finendo così per alimentare i dubbi di chi sostiene che i consiglieri pentastellati facciano una sorta di opposizione “di sua maestà”, ovvero tutta chiacchiere e pochi fatti reali, sempre pronti all’accordo sottobanco. Ovviamente il dibattito consiliare ha preso quota anche in assenza dei grillini, con il centro destra che ha fatto la parte del marito che sa da tempo di essere tradito dalla moglie ma che, fino a quando la moglie non lo sbatte fuori di casa, fa finta di nulla. Insomma il ruolo dei “cornuti contenti”, politicamente parlando, s’intende, si attaglia perfettamente ai due leader Grimaldi e Colianni e ai loro consiglieri che, sapevano benissimo da mesi delle intenzioni del Sindaco ma solo di fronte allo sfratto esecutivo si sono stracciati le vesti, rinfacciando, nel corso degli interventi d’aula, che proprio loro avevano voluto la candidatura di Dipietro, rinunciando ai loro simboli e alle loro appartenenze. E su questa diatriba, si sono inseriti i consiglieri di opposizione, quelli almeno della prima ora, ovvero i componenti del gruppo consiliare del PD che hanno sostenuto, nel corso del confronto consiliare, che l’esperienza civica, di fatto, non è mai nata e che l’unico collante era la contrarietà viscerale, quasi “ad personam”, nei confronti del candidato Crisafulli. Ragionamento condivisibile, anche se, alla luce dei fatti odierni, non si può negare come questa esperienza abbia aperto uno spiraglio non solo al ricambio generazionale della classe dirigente locale ma anche all’interno del PD stesso. Ma non solo. La precoce fine dell’esperienza civica ci consegna anche il ritorno prepotente dei partiti sulla scena politica cittadina, dopo una tornata amministrativa che, per la prima volta nella storia repubblicana, ne aveva visto la totale assenza. Adesso, invece, dopo la “mossa del cavallo”, i pezzi cominciano a tornare al loro posto, con il centro destra costretto a fare il centrodestra e con il Partito Democratico che, in coincidenza con l’appuntamento congressuale, volente o nolente, dovrà confrontarsi con la necessità di tornare ad essere un partito aperto e plurale, in una sola parola: inclusivo. Una stagione si è quindi conclusa e, già solo questo fatto basta a dimostrare che la “mossa”, per quanto disperata, potrebbe avere avuto un senso. Forse per questa ragione, adesso che i pezzi si riposizionano nella scacchiera, chi è sembrato più in difficoltà è stato il gruppo consiliare di Sicilia Futura, attaccato furiosamente da una parte degli ex alleati del centro destra (forse perché ai loro assessori è stato, per ora, risparmiato lo sfratto esecutivo) ma anche dagli attauli alleati di Patto per Enna, mostrando la difficoltà di chi si sente diviso tra il sostegno, coerente, all’attuale amministrazione e il dovere di seguire, citando l’intervento del Consigliere Gargaglione, la strategia dell’attuale leader, l’On. Cardinale, tesa ad assicurare alla propria figlia Daniela (parlamentare nazionale del PD) una tranquilla rielezione, magari portando in dote la testa dell’attuale Sindaco, anche se su questo punto lo stesso Gargaglione, in una replica “per fatto personale” ha chiarito che loro di mozione di sfiducia non hanno mai parlato con nessuno, pur ribadendo che il dialogo con il PD è più che naturale per la loro forza politica. Per questa ragione i consiglieri di Sicilia Futura si sono ritrovati al centro del ring, obbligati dalle circostanze e loro malgrado a vestire i panni delle serpi in seno. E proprio sul tema della mozione di sfiducia, che aleggia su Sala d’Euno sin dall’inizio dell’attuale consiliatura, soprattutto dietro la trafila di interventi desiderosi di evidenziare le lacune di questa amministrazione, è parso di percepire un anelito di speranza, quasi la ricerca di un appiglio al quale agganciare la voglia di non confrontarsi proprio con la mozione, affrontando la fine anticipata (e per qualcuno pressoché definitiva) della propria esperienza consiliare. Una sfiducia, quindi, che se appare praticamente già decisa dall’intero gruppo consiliare democratico, potrebbe non essere poi così certa. D’altronde i suicidi collettivi sono fatti rari, specialmente in politica. In ogni caso, dopo l’exploit di Dipietro, la partita della sopravvivenza politica dell’attuale amministrazione comunale è entrata nel vivo ed è aperta a qualsiasi risultato. E chissà a quante altre “mosse del cavallo” dovremo assistere.

Gianfranco Gravina

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