Il Taccuino
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Fine ingloriosa di una rivoluzione mai iniziata

L’ennesimo rinvio del voto di secondo grado per l’elezione dei Presidenti dei Consorzi dei 

Comuni e delle Aree Metropolitane rappresenta la logica conclusione della parabola discendente dell’esperienza di crocettagoverno di Rosario Crocetta. Il tempo è galantuomo, recita un vecchio adagio, e così è stato, per un cammino politico-amministrativo nato male e finito peggio. Come tutti ricorderanno la finta rivoluzione crocettiana mosse i primi passi proprio in direzione della chiusura delle Province, con annuncio “urbi et orbi” all’Arena di Giletti, rimarcando il primato tutto siciliano di fare da apripista a riforme epocali anche rispetto al Governo nazionale. Dopo quattro anni l’unico risultato portato a casa è la completa desertificazione degli Enti intermedi siciliani con danni enormi per i cittadini in termini di servizi negati e per i lavoratori di questi stessi enti, in termini di diritti negati, a fronte di risparmi assolutamente irrilevanti. Logica conclusione, avvalorata dalla schiacciante vittoria del “No” al referendum costituzionale che ha sonoramente bocciato la riforma costituzionale nella quale era prevista la cancellazione dalla Costituzione proprio delle province, è il ritorno al passato, ovvero al voto diretto e, soprattutto, alla loro piena titolarità politica ed istituzionale. Altrettanto logica conclusione è la rappresentazione del totale fallimento dell’esperienza di governo del Presidente Crocetta, fatta di tantissimo fumo e di pochissimo arrosto, che ha portato la Sicilia e i siciliani sempre più lontano dalla politica e dalle istituzioni. Tra qualche mese si andrà a votare e altri finti rivoluzionari si appalesano sulla soglia di Palazzo d’Orleans (sede della Presidenza della Regione ndr). Aveva proprio ragione il Principe di Salina ne “il Gattopardo”: “Noi fummo i Gattopardi, i leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene. E tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore continueremo a crederci il sale della terra”. Addio senza rimpianti, sig. Crocetta.

Gianfranco Gravina

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