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Meno male che... m'ha punto un'ape!

fumettoApiterapia, una pratica terapeutica plurisecolare, testimoniata da fonti storiche da almeno due millenni presso le forme di civiltà più diverse e lontane, nel tempo e nello spazio. Le proprietà curative del veleno d'api, di cui pare ne beneficiarono anche Carlo Magno e Ivan il terribile, sono note da tempo e derivano in gran parte dall'osservazione di fatto che tra gli apicoltori l'incidenza di patologie reumatiche fosse ridotta rispetto al resto della popolazione. Tradizionalmente usata in particolare nell'Europa dell'Est per le malattie articolari, l’impiego dell'apitossina (nome generico del veleno d'api) si deve al medico ungherese Beck, la cui passione per le api lo portò a formulare le prime ipotesi, avvalorate dalla ricerca scientifica americana negli anni a venire.

Le api partecipano alla nostra vita di tutti i giorni, anche se spesso non si sa quasi nulla del loro operare, appartengono all'ordine degli imenotteri, alla famiglia degli apidi, genere apis che conta diverse specie; tra le più comuni troviamo: la ligustica, la sicula e la carnica.

L'alveare rappresenta per l'uomo una miniera inesauribile di sostanze utili: miele, polline, cera, propoli, pappa reale,prodotti veleno. Per le loro proprietà, queste sostanze permettono trattamenti efficaci su numerose patologie acute e croniche, spesso in associazione con altri medicinali specifici ed indispensabili, ne deriva, quindi, il trattamento delle malattie con prodotti raccolti, trasformati e secreti dalle api.

Nella tradizione popolare c'è sempre stata l'abitudine di usare la puntura d'ape come coadiuvante nelle affezioni reumatiche, al pari di altri metodi ugualmente efficaci: le ortiche, la senape, la capsaicina, etc. Da oltre 100 anni in numerosi paesi dell'Europa, anche alcuni medici hanno fatto ricorso alle api, e se ne servono tuttora, per il trattamento dell'artrite ed altre malattie. In America esiste un'Associazione di apiterapia molto attiva. In Italia è più recente l'interesse per questo aspetto terapeutico e il nostro istituto è uno dei pochi punti di riferimento conosciuti per questa straordinaria azione terapeutica.

Ad un'analisi ravvicinata si presenta come un mondo terapeutico complesso: copre il campo della nutrizione e delle scienze alimentari, attraverso l'impiego di miele, polline e pappa reale, ma anche l'ambito farmacologico vero e proprio (desensibilizzazione, terapie antiinfiammatorie e contro malattie autoimmuni), fino ad arrivare, attraverso particolari modalità d'utilizzo degli stessi prodotti (propoli, veleno, miele), alla sfera della biochirurgia. Numerose ricerche su scala internazionale hanno dimostrato che il veleno, iniettato dall'imenottero con il suo pungiglione, api variepossiede insospettabili proprietà curative. Da ciò e nata l'apiterapia. Ovviamente, tale tecnica richiede la presenza di personale specializzato nonché una serie di esami allergici preliminari, onde evitare spiacevoli reazioni. Si avvale di siringhe ipodermiche attraverso le quali il veleno viene iniettato sottocute; ma è bene sapere che l'apiterapia viene praticata utilizzando anche l'imenottero stesso: con una pinza il medico afferra l'ape viva, la deposita su un'area prestabilita della cute e la lascia agire come madre natura le ha insegnato. Nel primo caso i dosaggi vengono preventivamente designati, mentre nel secondo caso vengono regolati dal tempo di permanenza del pungiglione, il quale può essere lasciato in loco per qualche minuto o subito rimosso. Praticata sperimentalmente dall'I.A.S. (International Apitherapy Study) su oltre 12.000 persone, si è dimostrata efficace per trattare casi di artrite, tendiniti, emicrania, gotta, infiammazioni, sindromi premestruali, con effetti benefici quasi immediati. La terapia, a seconda del disturbo che è chiamata a curare, si suddivide in cicli variabili che durano, di solito, dalle due alle otto settimane con una frequenza di due sedute settimanali; i risultati si ottengono in tempi molto brevi, ma la conservazione dei benefici è accompagnata da un sistema immunitario preventivamente preparato per reagire in modo eccellente alla cura attraverso I'assunzione pre-terapia di vitaminatelino C e una dieta piuttosto regolare.

Una volta che l'ape ha punto il soggetto con il pungiglione, istintivamente cerca di allontanarsi, ma il pungiglione uncinato, penetrato nella pelle, non fuoriesce più e nella foga di staccarsi l'ape lo perde, perdendo anche una parte del suo intestino. Le terminazioni nervose della catena addominale, collegate al pungiglione, vi rimangono attaccate ed esercitano, su di esso, una serie di contrazioni che gli permettono di penetrare più a fondo e di rilasciare il veleno nella zona intradermica. Dopo essersi distaccata l'ape muore. La quantità di veleno che si introduce nel corpo, con una puntura, è di 1/10000 grammi (occorrono diecimila api per ottenere un grammo di veleno).

Il veleno è secreto da due ghiandole, una acida ed una alcalina, situate nell'addome dell'ape. La quantità può variare secondo la stagione, la produzione massima ha luogo in primavera, la minima in autunno ed inverno, e contiene: acqua, istamina, mellitina, lisolecitina, apamina. L'apamina agisce sul sistema nervoso centrale. Il veleno cristallizza se disidrato. Oltre che nell'acqua è solubile nell'alcool.

associazIl Dottor Anton Tere, nell'anno 1870, fu il primo medico ad applicare le punture delle api nella terapia delle malattie reumatiche. Negli anni '30 il prof. Bodog F.Bach, medico a New York, si interessò particolarmente all'apiterapia, utilizzando il veleno dell'ape per le malattie reumatiche, ottenendo eccellenti risultati.

Il veleno dell'ape stimola le capsule surrenali inducendo un aumento del tasso di cortisone nel plasma sanguigno che perdura per oltre una settimana.

La stimolazione delle ghiandole surrenali, con il veleno delle api, non é che una delle numerose reazioni immunologiche dell'organismo umano. Il veleno delle api manifesta una spiccata azione antivirale ed anticancerogena. Infine la dilatazione dei vasi capillari fa abbassare la pressione arteriosa. La sua proprietà più nota è comunque la capacità di bloccare la trasmissione di impulsi nervosi da una cellula all'altra del sistema neuro-vegetativo. Localmente il veleno d'ape si manifesta con calore, dolore e gonfiore, persistenti nei tempi e nei modi più svariati in funzione del distretto trattato e della reattività individuale.

La puntura d'api può provocare, negli individui sensibili, dei disturbi patologici particolarmente gravi, in casi rarissimi, si può registrare uno shock anafilattico. Per fortuna i casi di allergia sono esigui, ma importante fare delle prove preliminari prima di affrontare una terapia con veleno.

Pare che un individuo in buono stato di salute, non allergico o sensibile, può sopportare normalmente da 1 a 5 punture contemporaneamente e nella stessa zona, senza avere particolari reazioni dolorose all'infuori di un forte bruciore, peraltro temporaneo, ed un breve, ma fastidioso prurito.ape schiena

Una terapia a base di veleno d'api deve essere costantemente seguita da un medico, il quale controlla la somministrazione e consiglia di volta in volta la dose e la forma più idonea, e che abbia raccolto una accurata anamnesi (storia clinica del paziente) allo scopo di evidenziare predisposizioni allo sviluppo di reazioni di tipo anafilattico, e sia in grado di intervenire immediatamente qualora si verifichino reazioni indesiderate. A tale scopo, all'inizio della terapia viene eseguita ripetutamente una puntura di prova sul gluteo, per valutare la reattività individuale. Seguendo le precauzioni suddette, l'apiterapia rappresenta una metodica efficace e sicura.

Sono molteplici le patologie che possono trovare vantaggio da un trattamento con veleno d'api e più precisamente: reumatismi (poliartrite, miopatie, cardiopatie reumatiche), spondilartrosi, poliartriti, affezioni del sistema nervoso periferico (radicoliti sacro-apelombari, infiammazioni dei nervi sciatico, femorale e facciale, nevralgie intercostali, polinevrite, etc..), ulcere e piaghe.

Inoltre può essere indicato in casi di Artrite reumatoide, Cirrosi epatica, Esiti di polio, Emiplegie, Sclerosi a placche. Infine va ricordato l'effetto equilibratore sulla pressione arteriosa.

Controindicazioni: allergia conclamata, terapie farmacologiche incompatibili, vaccinazioni recenti, disordini immunitari, stati iper reattivi, febbre, ipertensione arteriosa severa. E' consigliato differire la seduta in caso di pasti recenti e/o mestruazioni abbondanti.

L'applicazione del veleno d'api per mezzo di una pomata è la forma più raccomandata a tutte le persone allergiche. Non rappresenta un procedimento efficace quanto i precedenti, ma se in alta concentrazione ed unito ai giusti eccipienti, che ne favoriscano la diffusione della pelle, può sortire degli ottimi risultati.cura api

Esiste sul mercato un prodotto omeopatico chiamato Apis e disponibile in tutte le diluizioni, ricavato proprio dal veleno d'ape (esplica un'azione anti allergica, anti-infettiva, antiflogistica etc.) http://www.oasisorgentedivita.it

Giusi Stancanelli

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