Parliamone insieme

Spostare i reperti di Monte Scalpello non ha senso

SiciliAntica non condivide il contenuto della surreale delibera del consiglio monte scalpellocomunale del 28-02-18, così come le dichiarazioni, peraltro prive di fondamento scientifico, rilasciate, nel corso di un’intervista televisiva, dal sindaco di Agira, Maria Greco, che ha affermato che le evidenze archeologiche presenti su Monte Scalpello possono essere “spostate” per essere valorizzate altrove. Si fa presente che tale operazione non sarebbe possibile perché non si tratta solamente di reperti mobili, ma di strutture murarie che, “strappate” dal loro contesto, perderebbero il loro valore di testimonianza storica del luogo in cui sono state realizzate.

Va rilevato come i confronti con i casi di Termini Imerese e di Roma, invocati dall’Amministrazione comunale, siano quantomeno arbitrari, sia perché trattasi di opere di pubblica utilità, sia per la diversa tipologia e natura di quelle evidenze archeologiche.

Inoltre lo spostamento farebbe perdere le relazioni stratigrafiche tra le diverse fasi storiche che interessano M.te Scalpello e tra queste ed il contesto territoriale di cui sono espressione.

E’ inaccettabile che la nostra area subisca la stessa sorte toccata ad altri siti di valenza paesaggistica ed archeologica gravemente compromessi dall’apertura di cave, come nei casi di Rocca Nadore (Sciacca) e di M.te Maranfusa nel palermitano.

Al riguardo, l’archeologo Michele Scalici, ricercatore presso l’Università di Bologna e membro della Missione Unibo a Pompei, ha rilasciato una dichiarazione che pubblichiamo integralmente:

“La Sicilia condivide con l’Italia appenninica un’origine geologica piuttosto recente. Il risultato è un territorio variegato in cui si alternano alti pianori profondamente incisi da valli fluviali. Controllare questo territorio significa presidiare i passi e i guadi, cosa che le popolazioni del passato hanno saputo fare efficacemente. I siti di altura sono frequenti nel nostro Paese e nella nostra Isola, si pensi a luoghi come Torre di Satriano in Basilicata o la Rocca di Cairano in Irpinia abitati da potenti Signori che controllavano i traffici interni alla Regione e che in quelle alture hanno costruito le loro regie e seppellito i morti. Dieci anni fa l’associazione Sicilia Antica ha dedicato un convegno, “Eis Akra”, a questa tematica. Pur in assenza di evidenze monumentali tali siti rivestono un’importanza storica formidabile in quanto, per il loro valore strategico, vengono frequentati dalla preistoria all’evo moderno. Sarebbe impossibile separare i singoli rinvenimenti, capanne, case, tombe, santuari, dal contesto generale perché la valenza non risiede in un manufatto ma nel “paesaggio”, inteso come fenomeno culturale oltre che geografico. Infine, i siti archeologici hanno spesso un valore aggiunto: quello di essere parte di un paesaggio gradevole e armonioso; ed è proprio il caso di Monte Scalpello in cui il sito archeologico è solo una delle componenti di un meraviglioso paesaggio naturale e culturale.

Il punto di vista dell’archeologo non è quello di bloccare il corso della Storia congelandolo ad un determinato periodo. Questo è certamente impossibile! È piuttosto quello di preservare il valore culturale dei manufatti e dei paesaggi, alcuni più meritevoli di altri”.

Dello stesso avviso anche l’archeologo Sandro Amata, docente di archeologia fenicio-punica ed orientale presso l’Università Kore di Enna, collaboratore delle Soprintendenze di Agrigento, Caltanissetta ed Enna. Il dott. Amata ribadisce l’importanza del sito di M.te Scalpello e, ritenendo inopportuna sotto il profilo metodologico e inverosimile sotto quello logistico la paventata delocalizzazione delle strutture, ne ripercorre così la storia:

“La posizione geografica di M.te Scalpello non poteva non essere sfruttata fin dai tempi antichi con funzione di difesa e controllo del territorio interno della Sicilia. Esso rappresenta in modo inequivocabile la porta di accesso di quello che durante il periodo arcaico ed ellenistico si configurava come l’enclave Sicula dell’isola. Dalla sua vetta si dominava tutta la vasta vallata del fiume Simeto attraversata da importantissime vie di comunicazioni antiche che consentivano il collegamento con i principali centri di Catania e Siracusa. E’ indubbio l’interesse che avevano i centri antichi di Agira, Assoro ed Enna ad organizzare sulla cima del monte strutture di difesa e controllo di queste arterie.

La possente fortificazione, risalente ad età bizantina ed islamica, presente sulla sommità, ne conferma l’importante ruolo di baluardo a difesa dei ricchi territori interni che erano i principali produttori di cereali dell’epoca”.

SiciliAntica ritiene che la soluzione proposta dal Comune di Agira, peraltro non scientificamente condivisibile, non rappresenti una soluzione alle problematiche economiche di un territorio il cui sviluppo non può che non passare attraverso la tutela e la promozione del suo immenso patrimonio naturalistico e storico-archeologico.

 

Il Presidente Regionale

Prof.ssa Simona Modeo

 

 

 

 

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