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Differenziata: partono le multe, ma non le informazioni ai cittadini

 

Dall’8 gennaio scorso la raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani è ripartita nella cassoni scarrabiliparte alta di Enna e nella frazione di Pergusa, un tempo certamente non sufficiente per giudizi sommari ma ugualmente congruo per cominciare ad esprimere una qualche valutazione, considerato che alle spalle di questa esperienza c’è stato l’analogo tentativo promosso dall’allora amministrazione Garofalo. Innanzi tutto partiamo da quelli che ci sembrano degli aspetti positivi, ovvero il fatto che questa volta il tentativo viene condotto dalla neonata Società, la Eco Enna Servizi, che dispone di mezzi e attrezzature che dovrebbero essere in grado di assolvere con continuità il servizio e di mettere nelle condizioni i cittadini-utenti di essere costantemente riforniti dei necessari materiali, a cominciare dai sacchetti colorati. In secondo luogo ci sembra una positiva novità l’avvento dei cosiddetti “mastelli” o contenitore in plastica, di cui ogni utenza viene dotata per poter conferire all’esterno delle abitazioni i rifiuti secondo il calendario predeterminato, evitando così lo scempio dei randagi e dalle intemperie invernali.

Inoltre, per quanto ci è sembrato di capire, in futuro l’utilizzo dei mastelli dovrebbe contribuire a sgravare le famiglie più virtuose da una parte dei costi sostenuti per il servizio. Ma è proprio questo condizionale che rappresenta la pecca più grande di questa fase di avvio del sistema di raccolta differenziata. Gli interrogativi che quotidianamente sorgono nella mente degli utenti sono tanti e le risposte latitano soprattutto perché a monte è mancata e continua a mancare una seria campagna di informazione alla cittadinanza.

Ci spieghiamo meglio. Concordiamo con la necessità di avviare al più presto questa tipologia di raccolta (in altre realtà territoriali anche siciliane sono da tempo avviate come nel trapanese) anche per non incorrere in ulteriori sanzioni, volute dalla legge, che andrebbero a gravare sempre sul costo generale del servizio e, quindi, sull’utenza. Proprio per questa ragione la comunicazione avrebbe dovuto essere messa al primo posto. Per comunicazione non intendiamo, ovviamente, solo una qualche campagna pubblicitaria sotto forma di redazionali e di affissione (che comunque aiuterebbero a veicolare il messaggio), ma una seria attività di diffusione dell’informazione e delle regole fatta attraverso assemblee pubbliche, incontri con associazioni, club service, scuole e chi più ne ha più ne metta. Utilizzare le scuole, le parrocchie e i lugohi di incontro come sala Cerere, il centro polifunzionale ecc. sarebbe servito a speigare meglio e fino alla nausea che cosa significa differenziare i rifiuti e quali benefini per l'ambiente e le tasche.

Non si può infatti pensare che la campagna informativa si possa ridurre solamente nella distribuzione di un semplice volantino che, per quanto chiaro ed esplicativo, non risponde a tutti i quesiti che un’attività del genere comporta. Ad Enna non solo i cittadini non sono stati informati ma addirittura si è cominciato con una forma di repressione antipatica e nauseante fatta di decine di contravvenzioni già elevate, nei confronti di chi ha trasgredito le regole stabilite dall’ordinanza sindacale che dispone l’avvio della raccolta differenziata.

In altre realtà che fanno la differenziata già da anni, la campagna di informazione è durata mesi e solo dopo sono fioccate le multe, poche per la verità. La raccolta “porta a porta” quando entrerà a regime sarà una buona cosa, ma utilizzare anche le cosiddette “isole ecologiche” dove gli utenti possano conferire il rifiuto differenziato (carta, plastica, vetro e alluminio) a prescindere dal calendario di raccolta, potrebbe essere un sistema alternativo evitando di accumulare rifiuti nelle abitazioni soprattutto in caso di spazi abbastanza ristretti.

Ma c'è di più. Una soluzione potrebbe essere quella della istallazione di “Cassoni Scarrabili) vedi foto, che posti in punti strategici consentono all'utente di laciare il sacchetto il più vicino possibile a casa sua, perché vale la pena ricordare che le contrade attorno al capoluogo sono straordinariamente popolate da residenti che al momento non sono messi nelle condizioni di differenziare il rifiuto.

Ma siamo sempre più convinti che la strada della comunicazione e del confronto con la città resta l'arma migliore per aiutare il cittadino ad avere una concezione nuova e che il sacchetto della spazzatura non dovrà più contenere di tutto e di più.

Massimo Castagna

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