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Elezioni: il balletto dei nomi in una legge elettorale che allontana dal voto

Mentre i leader dei quattro schieramenti in campo sono impegnati a chi la spara piùseggio elettorale grossa, in termini di promesse elettorali, in vista delle elezioni politiche fissate per il prossimo 4 marzo, vediamo di capire cosa si muove dalle nostre parti. Intanto cominciamo subito col dire che la nuova legge elettorale, denominata Rosatellum bis dal nome del suo ideatore e primo firmatario, ovvero il capogruppo alla Camera dei Deputati del Partito Democratico, Ettore Rosato, prevede la presenza di collegi uninominali ai quali sono collegati dei listini bloccati che possono avere fino ad un massimo di quattro candidati in alternanza di genere. In pratica si vota, sia per la camera che per il senato, con una sola scheda per ciascun organo parlamentare da rinnovare, barrando il nome del candidato nell’uninominale. Quindi nei collegi uninominali viene eletto il candidato che prende più voti. Ma la storia non finisce qui, infatti l’elettore, sempre sulla stessa scheda, può esprimere un altro voto, barrando il simbolo di uno dei partiti che compongono la coalizione che sostiene il candidato già scelto per l’uninominale, non essendo infatti previsto il voto disgiunto, cioè la possibilità di votare il candidato all’uninominale di uno schieramento e la lista di un’altra coalizione. Ma attenzione: se non si dovesse barrare alcun simbolo, il voto viene comunque assegnato alla coalizione, con una ripartizione proporzionale dello stesso tra le liste che la compongono. Come si possa ripartire proporzionalmente un solo voto è cosa ai più misteriosa, ma questo prevede la legge. Altra questione da affrontare prima di parlare di “papabili” candidati è l’estensione dei collegi. Per quanto riguarda quello della Camera, comprende tutta la provincia di Enna e una parte dei Nebrodi, ovvero della provincia di Messina, ricalcando il vecchio collegio del Senato del Mattarellum. Per quanto riguarda, invece, il collegio senatoriale si tratta di un territorio vastissimo che, in pratica unisce i due mari, da Gela a Capo d’Orlando, passando per Enna. Insomma una sorta di Nord-Sud politica, considerato che quella stradale, dopo più di quarant’anni, resta ancora un miraggio.

Ma veniamo ai “boatos” sui possibili candidati partendo, ovviamente dal centro- sinistra che, dopo lo psico-dramma estivo/autunnale del passaggio di masse di dirigenti dal PD a MDP, ora vede questa contrapposizione riproporsi nei collegi uninominali. E quindi la deputata uscente e attuale sindaco ex PD di Agira Matia Greco, dovrebbe candidarsi al Senato sotto le insegne di “Liberi e Uguali” mentre voci sempre più insistenti sostengono come probabilissima la candidatura alla Camera, sempre per la coalizione di sinistra-sinistra l’ex vicesindaco di Enna ed ex padre fondatore del PD, Angelo Girasole. Dal canto suo il Partito Democratico sembrerebbe voler puntare sul Sindaco di Troina, Fabio Venezia. Sul giovane primo cittadino troinese spingono con forza i “renziani” con in testa il leader siciliano Davide Faraone che avrebbe personalmente recapitato la proposta di candidatura in quel di Troina lo scorso 30 gennaio. Venezia è infatti considerato dai maggiorenti renziani l’unico in grado di poter raccogliere consensi oltre i confini provinciali grazie alla sua grande notorietà. Ma, come in tutte le vicende che riguardano il PD, c’è sempre un problema che complica le cose (e di solito poi pregiudica il risultato finale). Gli orfiniani (che a Roma sono alleati di Renzi ma in Sicilia e a Enna in particolare sono l’un contro l’altro armati) per bocca del segretario siciliano Fausto Raciti, avrebbero chiesto a gran voce di poter esprimere un proprio candidato proprio nel collegio ennese, anche sulla base del recente risultato elettorale in occasione delle elezioni regionali, che ha vosto sconfitto il candidato dell'area Renzi. La scelta degli orfiniani (che a Enna fanno riferimento all’ex Sen. Crisafulli e all’ex Sindaco del capoluogo Paolo Garofalo) sarebbe caduta su un giovane professionista di Cerami (uno dei più piccoli comuni della provincia) l’Ing. Giovanni Chiovetta, sconosciuto ai più ma, ma che gode di grande stima nella zona nord della provincia e ritenuto da Raciti e compagni in grado di concorrere seriamente alla conquista del seggio. Certo quella degli orfiniani più che una proposta sembra una vera e propria provocazione nei confronti degli odiati avversari interni. In tutto ciò non si hanno notizie della neo parlamentare regionale Luisa Lantieri che, in quanto rappresentante istituzionale, dovrebbe assolvere al ruolo di ago della bilancia in questa intricata vicenda dove, ancora una volta, una parte del gruppo dirigente democratico sembra ben disposto a evirarsi pur di fare dispetto alla moglie. Ovviamente non si hanno ancora notizie sui candidati della quota proporzionale che saranno scelti in base alle decisioni assunte nei collegi uninominali. L’unico in Sicilia certo della doppia candidatura in quota PD sarebbe solo il già citato Faraone, blindato dal segretario Renzi.

Nel centro destra continuano gli incontri palermitani per definire quanto meno le quota da assegnare ai vari partiti, provincia per provincia. La cosidetta quarta gamba del centro destra che dovrebbe essere quella di Cesa & C così come tutti gli altri partiti stanno ragionando su nominativi più o meno noti, capendo che il momento è di quelli da sfruttare, inconsiderazione del fatto che il centro destra in Italia, ma sopratutto in Sicilia viene dato vincente.

Sui nomi viene data per certa la candidatura del commissario provinciale di Forza Italia Salvo Campione, per il resto si aspetta la definizione delle quote provincia per provincia.

Massimo Castagna

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