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E se di MonumentalE ci fosse l’ignoranza…

Occorre fare una premessa. 
Non siamo esperti di arte. Siamo dei cittadini e se è vero che il ruolo di giornalisti ci impone di avere uno sguardo critico, lo stesso deve essere prima di tutto onesto.
E noi, onestamente parlando, non abbiamo grosse competenze in arte.
Pertanto non esprimeremo alcuna opinione “artistica” nei confronti di “Monumentale”, la nuova installazione del progetto Mutazioni.
Noi no. A differenza dei diversi critici d’arte che abitano nella nostra città.
Gli stessi che hanno detto che l’installazione vieta la vista del panorama che ha reso Enna il “balcone della Sicilia” eliminando di fatto quelle Monumentalepanchine che comunque sono state ricreate nell’installazione stessa con un numero maggiore (ad occhio e croce una settantina di posti).

Gli stessi che probabilmente hanno dei ricordi piuttosto sfocati di questo Belvedere, perché sarebbe bastato abbassare di poco lo sguardo mentre si ammirava il panorama, per scorgere una quantità di rifiuti esagerata a cui probabilmente anche loro hanno contribuito.
Gli stessi che hanno affermato che “per fortuna ha le ruote, così si può spostare”.
Gli stessi che l’anno scorso hanno apprezzato l’iniziativa di un natale fallito già in partenza sposando la teoria che “comunque ci hanno provato nonostante il freddo e le intemperie” di Montenegriana memoria.
Per cui ci limiteremo ad analizzare la cosa un passo alla volta.
Innanzitutto il progetto Mutazioni è un progetto sviluppato dal Comune di Enna con l’ausilio del bilancio partecipato che ha visto coinvolte le principali associazioni di categoria quali CNA, Confartigianato, Confcommercio e Federterziario. E se è vero che sono stati spesi dei soldi, è altrettanto vero che quei soldi non avrebbero essere potuti spesi in maniera differente perché il bilancio partecipato deve (e non può) essere destinato ad iniziative del genere.
E con questo abbiamo appena risposto ai saccenti esperti in economia delle infrastrutture che richiedevano l’utilizzo degli stessi soldi per la riparazione di arterie principali quali panoramica e Viale Caterina Savoca.
Le installazioni realizzate nell’ambito del progetto, per quanto incomprensibili agli occhi dei critici d’arte ennesi, hanno permesso di rivivere zone altrimenti dimenticate della nostra città. Pensiamo al mercato Sant’Antonio che, durante la scorsa estate, ha rivisto i fasti di un tempo con iniziative ed attività promosse dall’Associazione di quartiere “A’Chiazza” a cui poi è seguita la nascita dell’associazione della zona di San Tommaso con lo sviluppo di altrettante e numerose iniziative che stanno svegliando Enna da quel torpore che la pervade ormai da anni.
L’installazione davanti il Teatro Garibaldi, ancora più incomprensibile alle menti illuminate locali, ha permesso di vedere il teatro, non come un luogo elitario ma come un luogo dei cittadini.
Vedere i cubi in legno disposti in maniera diversa ogni giorno dai ragazzi che si fermavano nei pressi del teatro, vedere anche gli adulti utilizzare quegli spazi per chiacchierare nelle piacevoli serate estive ci fa pensare che forse l’arte moderna non sarà comprensibile, ma almeno è utile.
“Monumentale” l’ultima creazione nata, ideata dallo studio Analogique (a costo zero), sta suscitando numerose polemiche.
E anche se è vero che l’arte deve creare dibattito, critica ed osservazioni è anche vero che queste devono essere comunque costruttive e non sterili o distruttive ad ogni costo. Perché il rischio è che ci si mostri all’esterno come degli ottusi nei confronti di qualsiasi novità.
Opporsi ad un’opera del genere, non perché non piaccia, non perché di cattivo gusto, ma per il fatto che da oggi saremo costretti a scendere dalla macchina per osservare il magnifico panorama che il Belvedere ci offre (quando non c’è nebbia) è uno specchio dell’atteggiamento negativo che probabilmente pervade l’ennese il quale, ad ogni occasione di cambiamento, si sente derubato di quella tranquillità concessa dal rimanere fermi nelle proprie posizioni, anche se sbagliate o limitanti.
È vero, probabilmente l’economia ennese, per essere rilanciata, non ha la necessità di un muro realizzato con cassette della frutta colorate.
Probabilmente quello che servirebbe alla nostra città è, non tanto la possibilità di spostare un muro costruito con cassettine di plastica munito di ruote, ma l’abbattimento di quel muro mentale che pervade l’ennese: quel muro, che per quanto ci faccia vivere in una città attanagliata da mille problemi, se abbattuto ci fa morire di paura del cambiamento.

 

Manuela Acqua 

Davide Cameli

 

Commenti   

 
-1 #2 Io 2017-12-09 12:12
Le cassette, meglio per la raccolta delle olive.
Citazione
 
 
0 #1 Loispast 2017-11-30 13:14
Be'dico la mia...
se i soldi si dovevano spendere solo per questa motivazione allora forse era meglio pensare a qualcosa d'altro.A me sembra solo un'orrenda opera.Punto.Dop o il castello... ora anche questa mutazione...di male in peggio.
Vedere Enna come un borgo medioevale no???
A Gangi hanno abbellito il paese con piante e fiori molto più semplice...cari no e povo dispendioso.
Noi ad Enna siamo sempre complicati!!!e se si e'd'accordo si passa x ignoran :eek: :eek: ti o disfattisti...M ah!!!
Citazione
 

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