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Regionali: dopo la frutta il caffè non c'è, sono rimaste solo le mutande!

Tutte le competizioni elettorali sono difficili e spesso si dice che “quest'anno è stata renzidavvero dura”, ma le regionali 2017 probabilmente saranno ricordate per tutta una serie di accadimenti che hanno determinato un assestamento del quadro politico così come lo si conosceva, seppur in una grande confusione.

Iniziamo con il dire che il primo partito in provincia di Enna, così come nel resto dell'Isola è quello del “non voto”, che non è più una notizia da prima pagina, che la dice lunga su come la rassegnazione ad una deriva di indifferenza abbia ormai raggiunto i livelli di guardia. Ovviamente le giustificazioni per un dato di tale portata (solo il 37% degli aventi diritto si è recato al seggio in questa ultima tornata elettorale ndr) sono molteplici; il disastroso governo Crocetta, la cui “rivoluzione” di parole e annunci ha fatto sì che il senso di profonda sfiducia degli elettori nei confronti di una classe politica imbelle, raggiungesse livelli altissimi . Se a questo si aggiunge poi una offerta politica, attraverso le candidature, tutt'altro che che eccellente, la frittata è bella e servita. Come si è potuto osservare le liste sono state frutto di divisioni e lotte intestine e mai si pensato a costruire soluzioni unitarie che potessero in qualche modo fare pensare ad una difesa di un territorio sempre più depredato come quello ennese. E così le dinamiche del voto, sono passate dalla protesta, che porta i pentastellati ad essere la prima forza politica (anche) della nostra provincia, con un consenso impressionante (21.424 voti), all’usato sicuro rappresentato da quel centrodestra che, se fosse stato più smaliziato, avrebbe potuto mettere a frutto un ampio consenso (22.004 voti per l’intera coalizione) che invece non ha portato alcun seggio.

Capitolo a parte, ovviamente, è rappresentato dal PD che più che una campagna elettorale ha portato avanti una campagna congressuale, dimenticando di essere erede di una grande tradizione di forza di governo di questo territorio, riducendosi a giocare una partita tutta interna che solo apparentemente gli ha consentito di conservare un livello di consenso (14.707 voti) che, tuttavia, è ben poca cosa rispetto ai fasti del passato. Il risultato è una diatriba basata sul sempiterno motto “dividi et impera” di romana memoria, con l’unico obbiettivo, appunto, di divedere facendo finta di voler unire, continuando nella tradizione dei deputati “ghigliottinati” a favore dell’emergente di turno, anche a costo di lasciare il capoluogo senza rappresentanza parlamentare, per la prima volta nella storia repubblicana. Ma tutto ciò è stato possibile grazie alle complicità romane che hanno tenuto il pd ennese fermo, senza quadri dirigenti provinciali per oltre due anni, senza un congresso che determinasse il nuovo assetto.

Prima il commissario Carbone (ma è ancora commissario?), poi il sottosegretario Faraone, tutti di fede renziana, si sono ben guardati dal proteggere il partito dall'attacco grillino. Ed infatti il Pd è riuscito ad ottenere il seggio, ma grazie ad una lotta fraticida tutta interna che ha visto in Mario Alloro la vittima di turno.

Ma del Pd avremo modo di parlare ancora perché siamo certi che il congresso provinciale, annunciato per dopo le regionali, non si farà. I renziani di Roma, assolutamente minoritari nel partito ennese, non daranno mai il via libera ad un congresso se non avranno la certezza di vincerlo e siccome questo pericolo non c'è, tutto rimarrà bloccato.

In questo mare di confesione ne esce bene Sicilia Futura che piano piano assume sempre più i connotati di un partito vero, che si tiene furbescamente lontano dalle lotte piddine e che sta riuscendo a catalizzare una parte del voto democratico.

Ora è importante, comunque, che le due deputate, Lantieri e Pagana, si rimbocchino le maniche ed iniziano a lavorare per capire, di intesa con i gruppi dirigenti, cosa si vuole vare di questo territorio, perché siamo ben oltre la frutta e rischiamo di non trovare più neanche il caffè, ed essendo ridotti in mutande, non possiamo neanche uscire a prenderlo fuori.

Massimo Castagna

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