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Atenei e Deficit Etico

L’istruzione dovrebbe andare a nozze con l’etica, invece sempre più scandali ci aula universitariasuggeriscono che così non è. Inebetiti, assistiamo al degrado scandaloso e nefasto dei templi della cultura. La tristezza che portano in seno questi avvenimenti non appartiene a quei professori che penseranno: “fortunatamente per questa volta l’ho fatta franca…”. Questo è un dolore sordo che, oltre ad essere patito dai giovani, viene pianto dai genitori che ripongono sui figli tutti i sogni, le speranze e le aspettative di una vita sacrificata per mantenerli agli studi. A questi, si contrappongono diversi professori cialtroni che si permettono di beffeggiare e umiliare i ragazzi, creando, durante gli esami, un “clima noir” da patibolo. L’atteggiamento di chi riceve le “chiavi” per schiudersi alla vita dovrebbe essere sereno, desideroso di apprendere ed essere verificato, in ultimo, da docenti “saggi”. Viceversa, assistiamo a discenti timorosi e fragili che oltre ad essere sottoposti all’apprendimento irriverente di concetti condizionanti e compartimentalizzati che infondono una conoscenza riduzionista anziché olistica, subiscono anche azioni scorrette da chi dovrebbe infondere loro insegnamenti etici, virtuosi ed infine essere eletto a mèntore per la vita. La vera tragedia si consuma nel momento in cui si perdono i “punti di riferimento”. Questi, oltre ad essere nelle famiglie devono forgiarsi negli atenèi dove, di contro, si assiste, sempre più, a docenti universitari che insegnano con un solo scopo: percepire un lauto stipendio. Questa categoria di docenti riducono l’individuo a mero numero derubandolo della sua reale identità; traslando spesso tutte le loro angosce e tutti i fallimenti di una vita addosso agli studenti che sopportano silenti, smarriti “nel loro mondo”, annichiliti e traditi dall’ingiustizia che ha minato alle fondamenta anche l’ultimo “avamposto” dei loro dati stabili: la sapienza. Anticamente l’etica era alla base di qualsiasi insegnamento al punto tale da arrivare a sacrificare la vita pur di non scendere a compromessi con sé e con le regole che dettava la legge della polis. Platone docet con: “Apologia di Socrate” che ne è testimonianza fin dal 399 a.C.. Adesso, guardiamoci attorno. Tutto è veicolato dalla regina del condizionamento: la psicologia. Abbiamo “psicologi di rango” che, dopo avere lavorato per condizionare le menti dei genitori, stanno lavorando attivamente, servi di un sé fantasma, per condizionare anche le menti dei figli attraverso modelli comportamentali che vengono inculcati, oltre che dalla scelta del sapere, da siringate di: reality show, pubblicità, fisici anoressici, sesso, soldi facili, cibi sofisticati, fisici palestrati, gioielli, auto e tanto altro. E gli insegnati? Forse anche loro sono stati schiacciati, sopraffatti e fagocitati da questo “sistema” infame, cinico e disumano. Ecco perché, molti, non riescono più ad amare il Logos e Sophia.

Tony La Rocca

 

 

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