Il Taccuino
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O tempora, o mores

“Che tempi, che costumi” (O tempora, o mores) mormorava Cicerone nel enna panoramasuo discorso di apertura contro Catilina, deplorando la perfidia dei suoi tempi. La stessa frase che abbiamo mormorato noi nel leggere le parole del Sindaco Dipietro e che hanno riportato alla nostra memoria uno dei temi che per il nostro giornale rappresenta una sorta di croce e delizia. Delizia perché possiamo considerarlo alla stregua di un vero e proprio cavallo di battaglia; croce perché nonostante fiumi e fiumi di inchiostro poco o niente è stato possibile ottenere. Stiamo parlando, ovviamente, del Piano Regolatore Generale della nostra città, scaduto all’alba degli anni ottanta del secolo scorso e, ancora oggi, nell’anno del Signore 2017, vittima dell’ennesimo rinvio pretestuoso e incomprensibile. O meglio, di comprendere noi comprendiamo benissimo e, speriamo, con noi, i nostri lettori. Da questo punto di vista, infatti, ci appare oggi ancora più chiara la premura con la quale una parte del gruppo consiliare del PD ha depositato la mozione di sfiducia, non potendo, fra l’altro, più in alcun modo protrarre la tattica dilatoria con la quale è stato possibile tenere in stand by – dopo circa trent’anni di attesa – il PRG per un altro anno e mezzo. Sarebbe, forse, stato eccessivo, agli occhi dei consiglieri democratici, far passare la Giunta Dipietro come l’amministrazione sotto la quale la città riusciva finalmente a dotarsi dello strumento urbanistico che, per usare le parole di oggi del primo cittadino, rappresenta “un atto di straordinaria importanza anche dal punto di vista della legalità, cioè del rispetto delle regole urbanistiche”, soprattutto dopo la svolta in tema di gestione del servizio di nettezza urbana. Fino ad oggi, quindi, il percorso del PRG è stato rallentato dall’attività conoscitiva, particolarmente approfondita a quanto pare, da parte dei consiglieri comunali, ultimata la quale, magicamente capita, tra capo e collo, la mozione di sfiducia. Apprendiamo infatti, oltre che dal Sindaco anche dall’odierno asettico comunicato del Presidente del Consiglio Comunale, Ezio De Rose, che lo “stagionato” PRG è stato superato, in curva, dalla ben più giovane mozione di sfiducia, perché ritenuta, dalla maggioranza delle forze consiliari, cioè dal Partito Democratico e, quindi, dal capogruppo Cappa,  “argomento prioritario per le conseguenze politico-amministrative che potrebbe assumere”. Praticamente, per effetto di questa decisione, se la mozione di sfiducia dovesse essere approvata, così come auspica il capogruppo Cappa, la città resterebbe ancora priva del PRG almeno fino alla prossima amministrazione, cioè per almeno un altro anno, considerato che a nessun commissario straordinario verrebbe in mente di affrontare un tema tanto importante quanto spinoso con tutte le assunzioni di responsabilità che tale approvazione comporterebbe. E qui sorge spontanea la domanda: considerato che il PD ha depositato la mozione sicuro della sua approvazione, perché non dotare la città, prima della discussione sulla mozione, dello strumento urbanistico, dimostrando così di avere a cuore, prioritariamente, l’interesse della città e dei suoi cittadini? A questi ultimi l’onere della risposta che sembrerà più appropriata.

Gianfranco Gravina

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