Il Taccuino
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Spegnere l'assistenzialismo per domare gli Incendi

Il terrificante spettacolo a cui abbiamo assistito a Piazza Armerina prima e a Enna poi, con incendiettari ed ettari di territorio divorati da fiamme, lascia l’amaro in bocca e una sensazione di rabbia e impotenza in tutti noi. Rabbia e impotenza basate sulla consapevolezza che, passata la prima fase, quella più traumatica, tutto ritornerà come prima, con i privati da un lato e la Regione dall’altra a fare finta che il rischio incendi, ed il conseguenziale rischio idrogeologico e di desertificazione di territori già duramente provati dalla mancanza di interventi strutturali a sostegno dell’agricoltura, non esistano. Insomma aspetteremo, con consapevole indifferenza, che l’inverno arrivi e con esso frane, smottamenti ed altre simili calamità che di naturale hanno, ormai, ben poco. Pessimismo cosmico? Forse, ma se la prima notizia che viene dalla Regione Siciliana è che l’Assessore all’agricoltura Antonello Cracolici (che fa parte di un governo di cui contesta l’ipotesi di ricandidatura del suo stesso presidente, a proposito di coerenza) ha deciso di anticipare di un mese, si avete capito bene: anticipare, l’inizio della stagione della caccia (così tanto per strizzare l’occhio ad una nicchia di possibili elettori) strafregandosene degli inevitabili risvolti negativi su una fauna già duramente provata dagli incendi, lo sconforto prevale. Il sud d’Italia, la Sicilia e il nostro territorio sono da anni sotto costante attacco di un coacervo di interessi criminali che, sfruttando debolezze e deficienze di un apparato regionale ormai allo sbando, mettono ogni estate a ferro e fuoco un territorio non già per chissà quali secondi fini ma, molto più probabilmente, perché un territorio debole e devastato giustifica pratiche decennali di politica assistenzialistica. Eppure basterebbe mettere in atto una sana e intelligente politica di prevenzione per ottenere due risultati fondamentali per evitare la recrudescenza di fenomeni devastanti come gli incendi boschivi. Par fare ciò avremmo, però, bisogna di un parlamento regionale in grado di programmare per tempo interventi e risorse, utilizzando, ad esempio, quell’esercito di forestali che puntualmente tutti ci sbattono in faccia appena oltrepassiamo lo stretto. La prevenzione e la cura del territorio porta posti di lavoro se solo si avesse la capacità di guardare un poco al di là del proprio naso, magari rendendo questa attività non episodica e legata all’approvazione, ogni anno, chissà come, chissà quando del bilancio della Regione, ma stabile e strutturata. Dall’altro lato sarebbe necessario far riacquistare autorevolezza a quella che una volta si chiama “Res” pubblica, ovvero il rispetto per la “cosa” pubblica, che si traduce nel contributo che ciascun privato deve dare per tenere pulito ed in ordine il proprio appezzamento di terreno, per evitare il propagarsi degli incendi. In poche parole basterebbe smetterla di navigare a vista e mettersi a programmare, magari affidandosi a gente competente in materia. Siamo realisti: chiediamo l’impossibile.

Gianfranco Gravina

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