Il Taccuino
captcha
Newletters

Operazione Dipietro 2.0

All’indomani della conclusione della crisi di governo più lunga che la città ricordi, si amministrazione comunaleimpone una prima valutazione degli esiti di un percorso così, apparentemente, tortuoso, che ha portato non solo alla nascita di una certamente inedita formula politica ma anche a ciò che potremmo definire, prendendo a prestito una terminologia tecnica particolarmente attuale, di un Dipietro 2.0. Una versione, cioè non solo aggiornata ma, per certi versi, addirittura “evoluta” di quel Dipietro che il 17 giugno di due anni fa si accomodava al piano nobile di Piazza Coppola. Quella di Dipietro è stata, a nostro modo di vedere, una vera e propria trasformazione, dal ruolo di “Sindaco per caso” a quello di consapevole rappresentante di quella discontinuità che gli elettori hanno premiato e contro cui si è accanito, sin dai primi giorni, un fronte vasto e variegato, tanto quanto la nuova compagine amministrativa. Alla logica “frontista”, guidata dai maggiorenti del PD ennese, che ha avuto come obbiettivo sin da subito il “tenere botta” per due anni, in attesa del via libera per la presentazione di una mozione di sfiducia che, al di là dei contenuti che ancora non sono stati resi noti, è da tempo scritta e, almeno in parte, sottoscritta, il Sindaco ha risposto con una strategia di logoramento da un lato, basata su scossoni su temi importanti a cominciare dal “bubbone” dei rifiuti, e su quella di vere e proprie accelerazioni dall’altro. Accelerazioni che hanno sfiorato l’autolesionismo ma che, col senno di poi, si sono rivelati dei traumi necessari, la cui vera valenza, probabilmente, sarà apprezzata solo tra qualche tempo ancora. Lo “scacco matto” di Dipietro al fronte “pro Mozione”, quindi, è stato il più classico, ovvero quello in tre mosse. La prima mossa è stata la dichiarazione, in tempi non sospetti in quanto ancora sufficientemente lontani dalla mozione, della conclusione dell’esperienza civica. Vista oggi quella che sembrava una dichiarazione di resa si è, invece, rivelata una base solida sulla quale fondare una nuova formula di governo cittadino. Tanta brutalità politica è servita a tutte le componenti che avevano contribuito all’elezione di Dipietro di fare fino in fondo i conti con loro stesse, con i loro limiti e le loro contraddizioni mettendo, allo stesso tempo, la maggioranza consiliare di marca democratica (orlandiana e orfiniana ma non renziana) nella stessa condizione del calciatore solo davanti al portiere. Così, proprio come quest’ultimo, che tende a rilassarsi finendo per rischiare di divorarsi il gol, i democratici si precipitano ad annunciare la mozione di sfiducia, arrivando a mettere l’uno contro gli altri una parte del gruppo consiliare ed il corpo del partito (almeno quello sopravvissuto alle decimazioni) pur di raggiungere il traguardo nel minor tempo possibile. Nel minor tempo possibile perché il percorso della crisi, ad un certo punto, è diventato una corsa ad ostacoli con al centro dell’attenzione proprio la mozione di sfiducia. Il perché è semplice a dirsi, infatti non appena i registi della mozione hanno capito la seconda mossa di Dipietro hanno provato a premere sull’acceleratore. Seconda mossa di Dipietro che è consistita nella sfida vera e propria, cioè riprendere il ruolo di leader, riavviando il dialogo con quelle forze che, nel frattempo, hanno affrontato un percorso di maturazione e soprattutto, fidandosi di quei consiglieri, di ogni ordine e grado, che hanno dimostrato di voler dare ancora una possibilità ad una forma di governo “alternativa” della città. Oggi possiamo dire che quella sfida è stata vinta, alla luce della terza ed ultima mossa di Dipietro cioè la nascita di un governo che, per usare le parole della consigliera renziana Rosalinda Campanile, grande regista dell’operazione Dipietro 2.0, rappresenta la “ricomposizione del quadro elettorale originario allargato all’Area Renzi del PD, ovvero il ritorno alla propria storia del Sindaco”. A questo punto è chiaro che, in qualsiasi momento avverrà, la discussione non sarà più tra mozione si, mozione no, ma tra cambiamento e restaurazione. Essere arrivati a questo punto è già una vittoria per Dipietro e la sua “strana” coalizione. Il resto si vedrà.

Gianfranco Gravina 

Qr Code