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Acqua: Il colpo di grazia del Tar all'Assemblea Territoriale Idrica

Dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha di fatto, demolito la demagogica legge tarvarata dal Governo Crocetta e dall’Assemblea Regionale Siciliana sulla gestione del servizio idrico in Sicilia, arriva, per mano del TAR di Catania, un’altra mazzata sul debole impianto della legge siciliana che avrebbe dovuto mettere in piedi le condizioni per il ritorno alle gestioni pubbliche. Con la sentenza n. 551, infatti il Tribunale Amministrativo Regionale accoglie il ricorso presentato dalla Società Acquaenna (soggetto gestore del Servizio Idrico Integrato della nostra provincia) avverso la sospensione per sei mesi delle cosiddette “partite pregresse”. Ovviamente la notizia non sta tanto nel fatto che la sospensione sia stata…”sospesa”, ma che la motivazione secondo cui il TAR ha deciso di procedere in questo senso, in attesa poi del giudizio di merito fissato per il prossimo nove novembre, è che l’Assemblea Territoriale Idrica (ATI), composta dai sindaci della provincia e presieduta dal Sindaco di Enna, Maurizio Dipietro, sarebbe “incompetente” ad adottare il provvedimento di sospensione delle partite pregresse. Dopo questo pronunciamento appare evidente che dell’impianto legislativo fortemente voluto da Crocetta e da una parte rilevante del gruppo parlamentare del PD (non possiamo non ricordare in questo senso la conferenza stampa del PD ennese proprio sul tema della ripubblicizzazione del servizio idrico tenuta a Enna in piena campagna elettorale per le amministrative scorse) non è rimasto in piedi praticamente nulla, considerato che l’organismo che avrebbe dovuto succedere all’ATO idrico, di fatto, anche per responsabilità dei sindaci, non avendo adempiuto, prioritariamente, ad effettuare il percorso di chiusura dell’ATO idrico, come indicato dal Dipartimento regionale dell’acqua e dei rifiuti, non ha ancora nessuna competenza sul servizio idrico. Per quanto riguarda l’ormai annosa questione della partite pregresse non resta che aspettare la giustizia ordinaria chiamata a dire la parola fine su questa “querelle”, anche se, in questo senso, una domanda sorge spontanea: ma perché i nostri bravi sindaci (che sono poi gli stessi che hanno approvato i famosi scostamenti economici sui quali si basano le partite pregresse) non cercano di individuare forme di finanziamento alternative alle tasche dei cittadini per liquidare al gestore ciò che loro stessi hanno stabilito giusto liquidare?

Massimo Castagna

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